Firenze, 29 novembre 2020 - Lei è Ines e da più di vent’anni ha il suo negozio in via Borgo La Croce. È il suo rifugio, la sua casa. E lo è in modo particolare da quando suo marito non c’è più. Se l’è portato via il Covid ad aprile. All’improvviso. Storie, oramai e purtroppo, all’ordine del giorno. Ma Ines non ha nulla di ordinario. Non te l’aspetti quando la vedi lì, all’ingresso del negozio, ma è una fonte inesauribile di idee. Un vulcano in piena.

"Guardi ormai sto più qui che a casa mia. Mi conoscono tutti, questo quartiere è la mia vita". Una vita dedicata alla moda e alla sartoria. "Guardi c’è anche un articolo di anni e anni fa che parla di me e del mio negozio, ho lavorato per alcune case di moda, poi ho deciso di aprire ‘Ines Moda’. La situazione è difficile, ha colto tutti alla sprovvista, le restrizioni hanno imposto la chiusura di tanti esercizi commerciali e soprattutto delle botteghe artigiane, che rappresentano il cuore e la storia di Firenze. «Ma io questo bandone mica lo chiudo – dice -, no io resisto, lo faccio anche per gli altri che hanno dovuto abbassare la saracinesca perché dobbiamo mantenere viva la speranza".

Nonostante non possa vendere abbigliamento, il suo codice ateco che è quello di artigiana le permette di stare aperta, nonostante non le convenga. "Sono una sarta quindi posso fare almeno questo anche se le spese sono alte. Però qui mi sento meno sola e inoltre posso continuare a dedicarmi al mio lavoro di sartoria". Già perché spesso Ines si occupa di riadattare cappotti o altri vestiti vecchi che le persone non vogliono buttare via perché sono affezionate o anche perché sono di buona qualità. Allora li portano da lei e insieme decidono come riadattarle secondo la moda attuale.

"A Firenze si dice riaggeggiato" - ci tiene a sottolineare. Il tutto nell’ottica di un sano riciclo. "Sa, sono figlia di contadini, sono abituata a non gettare via nulla e a riciclare. Ricordo che quando eravamo piccoli mica si buttavano via le croste di pane". Un modo anche per fare del volontariato. Davanti al suo negozio spesso è possibile vedere una cesta con un biglietto che invita gli altri a lasciare vestiti, cappelli, sciarpe che non si usano più per chi invece ne ha bisogno. È una mia iniziativa personale che le persone hanno gradito tanto. Altro che Black Friday – scherza – , che poi io all’inizio ero l’unica che non faceva sconti perché mi sembrava una mancanza di rispetto nei confronti di molti clienti. Magari uno comprava un abito a un prezzo e poi giorni dopo scopriva che costava la metà. Mi sembrava scorretto. Poi mi sono dovuta adattare". E per il futuro? "Intanto resistiamo ed esistiamo, poi si vedrà, io ho 64 anni eppure sono sempre qui sul pezzo, non mi arrendo. Gli italiani hanno tanta inventiva e tutto quello che accade non ci deve scoraggiare".