Una guardia medica, con le protezioni anti-covid, al rientro da una visita a rischio
Una guardia medica, con le protezioni anti-covid, al rientro da una visita a rischio

Firenze, 23 novembre 2020 -  Gli ospedali, i pronto soccorso, le terapie intensive sotto assedio. I medici, gli infermieri, gli operatori sanitari sotto stress. Ora la guardia medica stacca a mezzanotte e lascia i malati, altrettanto assediati e stressati dal Covid, affidati a "centrali telefoniche" . Lo ha scritto nell’ordinanza n° 107 dell’11 novembre il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Prima hanno protestato i medici, poi i cittadini, infine i politici, da destra a sinistra Pd compreso. Per ora nessuna retromarcia, segno che la coperta della sanità toscana è davvero corta.
 

E dietro l’ordinanza paiono esserci non solo le maggiori necessità di organico decise della pandemia, ma anche carenze strutturali e annose. Come quelle che si rilevano nell’avviso pubblicato dalla Regione ad aprile e rilanciato a settembre con scadenza 30 ottobre, per assegnare gli incarichi vacanti di continuità assistenziale, la ex guardia medica. Nell’allegato elenco dell’"Avviso ambiti territoriali carenti di continuità assistenziale anno 2020" i posti vuoti nelle tre aziende Usl risultano 140. Le carenze maggiori sembrano a Firenze Centro (13), Prato (17, Valdera Alta val di Cecina (10), Livorno (11),Grosseto (9).
 

L’interruzione del servizio di guardia medica a mezzanotte nell’ordinanza è giustificata dalla necessità di recuperare medici da utilizzare in orario diurno per "contribuire alla sorveglianza sanitaria, nonché alla attività ambulatoriale sui pazienti con sintomi simil influenzali o ospitati in albergo sanitario". E il dubbio è che serviranno per coprire i vuoti nello stesso servizio di continuità assistenziale che anche l’ultimo avviso della Regione può aver lasciato. «L’interruzione della continuità dell’assistenza alle 24, con l’introduzione della sola consulenza telefonica dalle 24 alle 8, è una scelta sbagliata sul piano assistenziale che produrrà accessi impropri nelle strutture ospedaliere e gravi conseguenze sulla tenuta del 118 e dei pronto soccorso", ha ribattuto per prima all’ordinanza la Federazione italiana sindacale dei medici uniti (Fismu). Un servizio, quello della guardia medica, che per Marco Bruni, responsabile aziendale Fismu, "è strategico sul territorio".
Hanno protestato anche i cittadini, e si sono fatti sentire soprattutto quelli che vivono in aree disagiate, lontani da pronto soccorso e servizi di prima accoglienza sanitaria, sostenuti dai sindaci, a partire da Mauro Cornioli di Sansepolcro (Arezzo) che ha scritto a Giani in rappresentanza di tutti i colleghi della Valtiberina Toscana.
Un’ordinanza che ha scatenato anche le critiche della politica, da Sinistra Italiana, a Pci, Italia Viva, Lega, Forza Italia e lo stesso Pd. Tutti accusano la fragilità del sistema che "toglie da una parte per coprire le necessità di un altro settore, ma a rimetterci sono sempre il cittadino e l’efficacia del servizio territoriale". Elisa Tozzi (Lega) presenterà un’interrogazione in consiglio regionale: "Una decisione che rischia, in un momento particolare e complesso come questo, di ingolfare ancora di più i pronto soccorso".
Anche i consiglieri regionali del Pd ci ripensano: Enrico Sostegni, presidente della commissione Sanità, e Vincenzo Ceccarelli, capogruppo, ritengono che "dobbiamo mantenere aperta h24 la guardia medica nelle zone disagiate". "La Toscana – continuano – non è fatta solo di città e grandi centri, al contrario è un territorio vasto e ci sono zone più marginali che non possono essere lasciate scoperte e dove questa scelta rischia di avere gli effetti di un indebolimento dei servizi difficilmente sostenibile dalle comunità locali".