Gatti  (Foto di repertorio)
Gatti (Foto di repertorio)

Prato, 9 aprile 2018 - I gatti erano la sua famiglia. E così, Mario Villani, 86enne di Carmignano non ha avuto dubbi. Pochi giorni prima di morire ha preso carta e penna, per destinare nero su bianco - proprio perché non ci dovessero essere dubbi - parte della propria eredità all’oasi felina di Prato.

In totale 52mila euro, ricavati dalla vendita di una casa colonica di sua proprietà doveva andare alla struttura che accoglie circa un centinaio di gatti abbandonati. Le intenzioni dell’anziano amante degli animali erano chiare: destinare 52mila euro all’aiuto dei poveri randagi.

Peccato che quei soldi non siano mai finiti nelle tasche del Comune (che è proprietario della struttura e quindi erede legittimo), ma nel conto corrente dell’associazione ‘Amici della Bogaia’ che all’epoca del lascito gestiva il gattile di Tavola a Prato. E quel che è peggio: secondo il Comune di Prato non c’è traccia nemmeno delle ricevute che dovrebbero testimoniare l’utilizzo del denaro da parte dell’associazione che all’epoca gestiva la struttura.

Ora il Comune batte cassa: «Il testamento parla chiaro, i soldi erano destinati ai gatti e non all’associazione», chiarisce l’assessore all’ambiente Filippo Alessi, che ha chiesto un parere all’ufficio legale del Comune per poter procedere alla restituzione dei soldi. Era il 2014 quando l’anziano di Carmignano decise di prendere carta e penna e scrivere il suo testamento, ultime volontà che oltre a destinare alcuni averi alla Caritas e ad alcuni conoscenti includevano proprio gli amici a quattro zampe ospitati all’oasi felina.

L’uomo - che non aveva eredi - decise così di donare parte del proprio patrimonio ai gatti, soprattutto a quelli più sfortunati.

Così lasciò in eredità la sua colonica affinché metà del ricavato della vendita (poi avvenuta) venisse devoluto al canile e gattile di Tavola, metà alla Caritas di Prato e alla casa accoglienza anziani di Comeana nel comune di Carmignano.

Tre destinatari che avrebbero dovuto usufruire di tre parti uguali, circa 50mila euro a testa. Una somma di tutto rispetto che potrebbe servire a sfamare e curare per tanti anni i felini di Tavola ospitati nella struttura di proprietà del Comune. Peccato che secondo l’amministrazione quei soldi non siano mai arrivati davvero a destinazione. Il Comune ha tutta l’intenzione di tornare in possesso di quei 52mila euro che l’anziano benefattore aveva destinato agli amici a quattro zampe ospitati nell’oasi di Tavola. D’altra parte il parere dell’ufficio legale pone pochi dubbi sostenendo che «dal testamento emerge chiaramente la volontà dell’uomo. L’erede è il Comune di Prato in quanto proprietario della struttura, non certo l’associazione che è un mero e semplice gestore».

La raccomandata dell’avvocato è già partita all’indirizzo dell’associazione ‘Amici della Bogaia’. Se quest’ultima restituirà i soldi - fino all’ultimo centesimo - la vicenda si chiuderà, altrimenti il Comune andrà in causa chiedendo «la condanna dell’associazione alla restituzione della somma indebitamente percepita».