Studenti in una foto d'archivio
Studenti in una foto d'archivio

Firenze, 17 gennaio 2020 - Non c’è la contrapposizione ricchi e poveri, alta borghesia e ceti bassi, ma anche in Toscana non mancano istituti che, nel rapporto di autovalutazione pubblicato sui siti scolastici, e che dunque può esser facilmente consultato dai genitori alle prese con le iscrizioni, fanno riferimento al censo ed al livello sociale delle famiglie dei propri alunni. Un vero e proprio ‘identikit’ dei singoli istituti dai quali emerge una profonda differenziazione sociale che mai nessuno si aspetterebbe nelle presentazioni delle scuole.

Ecco che invece a Firenze , alla secondaria di primo grado "Masaccio", non ci si scompone troppo nell’affermare che "non sono presenti studenti nomadi". Affermazioni sconcertanti anche alla "Dino Compagni", altra scuola di un quartiere da sempre considerato ‘bene’: insomma, in questo caso si sottolinea che i figli dell’alta borghesia della zona negli ultimi anni studiano accanto ai ragazzi delle colf impiegate nelle belle case del quartiere. Un cazzotto nello stomaco.

Spostandoci a Prato , al glorioso convitto "Cicognini", si scopre che "nella maggioranza dei casi gli studenti sono figli di professionisti". Un ceto medio-alto, dunque.«Anche gli studenti di origine cinese provengono da famiglie di imprenditori che trovano molto congeniale la presenza del semi-convitto". Come dire: immigrati sì, ma di livello. E poi: "L’incidenza degli studenti provenienti da famiglie svantaggiate è molto bassa". Eh, sì, perchè gli allievi di quell’istituto hanno la casa al mare, fanno viaggi all’estero. Hanno pure "capi di abbigliamento firmati". Un invito neanche troppo velato per il figlio del muratore a dirigersi altrove? È dal 2015 che le scuole, statali e paritarie, devono sviluppare un lavoro di analisi e valutazione partendo da dati ed informazioni secondo il percorso delineato appunto dal Rav, elaborato on line attraverso una piattaforma unica. Peccato però che in certi casi le indicazioni ministeriali prendano derive classiste. Perchè mai al "Rodari" di Follonica (Grosseto) si è voluto rimarcare il "flusso migratorio dal Sud"? Spostandoci verso la Liguria, al comprensivo 5 della Spezia , ecco che il "contesto socio-economico medio-alto" si scontra con "singoli casi di deprivazione". E meno male che in questi casi "la scuola fornisce la possibilità di una vera integrazione".

Non mancano , naturalmente, esempi positivi. Tra i tanti, abbiamo scelto quello di Ponsacco . Ebbene, nella provincia pisana troviamo finalmente la scuola inclusiva che tutti ci aspetteremmo. "L’incontro con diverse culture arricchisce gli alunni e li rende più consapevoli della dimensione sociale in cui sono inseriti". E giù un elenco delle nazionalità presenti tra i banchi. "Sbagliano le scuole che si limitano ad evidenziare dati statistici senza contestualizzarli - fa notare Gabriele Toccafondi, segretario della commissione cultura alla Camera ed ex sottosegretario all’Istruzione -. Lo strumento del rapporto è utile per comunicare quel che la scuola fa per migliorare la propria offerta".
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