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Estate, rischio punture di vespe e calabroni: "Ecco come difendersi"

Intervista al professor Elio Novembre, responsabile della struttura dipartimentale di Allergologia del Meyer di Firenze

di MANUELA PLASTINA
Ultimo aggiornamento il 22 luglio 2018 alle 12:44
Una vespa

Firenze, 22 luglio 2018 - Uno dei rischi più ricorrenti nelle stagioni calde è quello delle punture degli insetti: api, vespe, calabroni. Da non trascurare anche le punture degli aracnidi, su tutti il ‘ragno violino’, che in molti casi porta a complicazioni rilevanti. Negli ultimi giorni, due persone sono dovute ricorrere alla cure del Pronto soccorso a causa degli attacchi di calabroni.

A Viareggio, un giardiniere ha rischiato di morire per lo choc anafilattico provocato da ben tre punture Arrivato all’ospedale in ‘codice rosso’, è stato salvato grazie a tempestive iniezioni di adrenalina. Soccorso movimentato anche a Rio Marina, isola d’Elba: a subire un o choc anafilattico a causa della puntura di un insetto è stato un anziano del posto. L’uomo, che sapeva di essere a rischio per alcuni precedenti, all’inizio è andato in farmacia, ma poi ha cominciato a sentirsi male ed è stato quindi trasportato in elicottero all’ospedale di Grosseto.

Il professor Elio Novembre è responsabile della struttura dipartimentale di Allergologia dell’ospedale Meyer di Firenze.

Professore, come bisogna comportarsi se si viene punti da un’ape, una vespa o calabrone?

«Dipende dalla reazione individuale. Una modesta reazione di tipo infiammatorio, con arrossamenti o gonfiore vicino al luogo della puntura, è piuttosto normale. Con eritema o edema che supera i dieci centimetri di estensione si parla di reazione locale estesa, da curare con una crema steroidea e un antistaminico per bocca. In caso di orticaria generalizzata, entriamo nel campo delle allergie: va preso un cortisonico e un antistaminico per via orale».

In caso di reazione gravissima?

«Alcuni soggetti hanno gravi reazioni anafilattiche. È necessario in quel caso fare una diagnosi allergologica corretta e rivolgersi a un pronto soccorso. Chi sa di correre questo rischio, va fornito di un kit salvavita con adrenalina autoiniettabile da portarsi dietro. Si tratta di uno strumento medico che consente di iniettare l’adrenalina in dieci secondi e limitare così i sintomi delle reazioni allergiche gravi. Viene prescritto dall’allergologo al paziente allergico, istruendolo su come utilizzarlo e invitandolo a portarlo sempre con sé. Si possono fare anche trattamenti desensibilizzanti, chiamati vaccini anche se in maniera impropria perché in realtà è una immunoterapia che porta a una tolleranza maggiore in casi successivi».

Dopo quanto tempo si può capire l’entità della reazione?

«Di solito inizia dopo poco dalla puntura, entro i 30 minuti, ma può accadere anche più in là. Meglio dunque tenere sotto controllo la persona per un paio di ore per poter escludere una reazione importante».

Come si può sapere se siamo allergici?

«Se non si è mai stati punti, non è possibile capirlo. Chi dopo una puntura ha manifestato uno o più sintomi come orticaria, vertigini, difficoltà di respirare o un’infiammazione locale molto estesa della durata di almeno 24 ore, deve effettuare una visita dall’allergologo che eseguirà test sulla cute e sul sangue. Diagnosi e vaccinazione salvavita si possono fare a Firenze a Torregalli, negli ospedali di Prato, Pisa e Siena».

L’allergia è ereditaria?

«No».

Possiamo prevenire le punture?

«Sì, evitando di indossare colori sgargianti e di usare profumi forti, usare le zanzariere e maglie e pantaloni lunghi in luoghi a rischio, non lasciare scoperti gli alimenti che possono attirarli e chiudere i rifiuti, non cercare di scacciare l’insetto, ma aspettare che vada via. A livello nazionale c’è la campagna ‘Punto nel vivo’ con tutte le informazioni su come prevenire, difendersi, intervenire».

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