Il professor Enzo Pranzini
Il professor Enzo Pranzini

Firenze, 19 novembre 2019 - Lo sbaglio più grave che commettiamo è pensare che la cosa non ci riguardi perché tanto succederà verso il 2100. Per la fantascienza c’è tempo. Errore clamoroso, perché il surriscaldamento del pianeta è già in atto e le nostre coste stanno scemando a velocità supersonica sotto i colpi dell’erosione e anche della sciaguratezza umana. Il maltempo di questi giorni è solo un assaggio, altro che fantascienza. Nel 2100, anno più o anno meno, il livello del mare si sarà alzato di un metro e mezzo e i 397 chilometri di litorale della Toscana avranno ben altro aspetto. A rischio massimo la Versilia, Cecina, la Val di Cornia, Follonica, il litorale di Grosseto, Albinia, Capalbio nell’area del lago di Burano. Non al sicuro neppure San Vincenzo e la Piana dell’Arno. Insomma, ciò che oggi vediamo, calpestiamo, inquiniamo, non sarà più così.

La previsione fu lanciata mesi fa dall’Enea, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Ma dell’ambiente che soffre e delle nostre coste martoriate (sempre per causa nostra) non è giusto parlare solo d’estate. Inarrestabile, incontenibile, inesorabile, il Signore Blu arriva dappertutto, mangia, domina. E l’abbassamento del terreno è l’altro fenomeno parallelo.

Che Toscana sarà, fra un secolo o anche prima?
«Io dico sempre che è troppo facile colorare con un pennarello blu tutto quello che sarà sotto il mare fra un secolo – ci spiega il professor Enzo Pranzini, ordinario di Geografia fisica e geomorfologia all’Università di Firenze, dove tiene anche il corso di Dinamica e difesa dei litorali – Non è che spariranno le dune: ci sarà una traslazione, un arretramento. Le barriere naturali migreranno verso l’interno. Ma è difficile studiare l’adattamento morfologico del territorio e non possiamo tracciare linee precise ora».

Riusciremo a difenderci?
«Tutto non si può difendere, bisogna metterselo in testa. E qui subentra la politica: quali sono le risorse? Quali sono le priorità? Che cosa si vuole difendere? Faccio un esempio: è chiaro la spiaggia di Forte dei Marmi andrà salvata, ci gira intorno un’economia importante. Ma ci sono zone dove bisogna necessariamente arretrare».

Tipo? Quali zone?
«Una per esempio è il delta dell’Ombrone, giù in Maremma. C’è una casa sola: va spostata. Si diano incentivi, si faccia un piano serio preciso».

Sono scelte politiche difficili da prendere...
«Ma andranno prese. E bisogna cominciare a pensarci sul serio. Ripeto: il territorio si trasforma e noi dobbiamo adeguarci. Quando si alza il livello del mare c’è un flusso di sabbia che va verso il largo a ristabilire i fondali. Se il livello del mare si alza di dieci centimetri, significa che cento metri cubi dalla costa vanno verso l’esterno. Allora noi dobbiamo andare verso l’interno».

Dovremo ‘riposizionarci’?
«Sì. Alcune località non possono trasformarsi e, al tempo stesso, non vanno abbandonate. Dobbiamo arretrare e investire più soldi lì dove si va. Bisogna inventare forme nuove per vivere bene più all’interno, bisogna pensare a una trasformazione sociale-economica per dare prospettive a territori che è impossibile difendere. Bisogna riadattarsi. Tutto questo deve diventare una risorsa, ma nessuno vuole farlo adesso perché il ritorno ce l’avremo soltanto fra cinquant’anni...».

C’è anche il problema dei fiumi, vero?
«Se livello del mare si alza, cambia anche il livello fluviale. I fiumi esonderanno di più anche all’interno. La pianura di Pisa di abbassa di un centimetro l’anno. Quella di Piombino idem. Il problema è il terreno che si abbassa, piuttosto che il mare che si alza. E dobbiamo anche prelevare meno acqua dal sottosuolo».

Il ripascimento delle coste è efficace?
«Il ripascimento difende l’economia locale e va fatto, è fondamentale. Va usata sabbia a ghiaia grossa. Ma è una difesa efficace solo a tempo. Insisto: l’unica difesa possibile è arretrare. Concentrare risorse in alcune zone, con i soldi dello Stato invece che con le scogliere. Tutte le direttive europee dicono che bisogna arretrare, ma finora in Italia nessuno ha mai messo mano, testa e soldi a progetti di questo tipo. Ci vogliono accordi globali fra Stati, non va scaricato tutto sugli enti locali. Bisogna pensare a lungo termine, alla Toscana che vedranno i nostri nipoti».
La salvezza arriva con un passo indietro. O anche dieci, è meglio. Sembra fantascienza, ma non lo è.
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