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20 gen 2022

Una donna al Quirinale, la svolta invocata da "Aidda"

Dibattito aperto nella tavola rotonda online con relatrici d’eccezione: ecco com'è andata

maurizio costanzo
Cronaca
Antonella Giachetti, presidente di Aidda
Antonella Giachetti, presidente di Aidda

Firenze, 20 gennaio 2022 - Una donna presidente della Repubblica. Non un’ipotesi ma un obiettivo concreto che assurge a necessità, soprattutto in un momento storico come questo, in cui le sfide economiche e ambientali possono essere risolte attingendo alla ricchezza del mondo femminile in termini di valori, capacità, cura, empatia e sensibilità. La svolta invocata da Aidda non è dunque una semplice rivendicazione di genere, ma molto di più.

Il Quirinale è un simbolo prestigioso. E in quanto tale un tassello di un mosaico ben più ampio, un passo in avanti per una vera parità di genere, per un reale cambiamento d’orizzonte. Oltre che messaggio fondamentale per le nuove generazioni. Se ne è discusso nella tavola rotonda online “Una donna al Quirinale”, moderata da Paolo Ceccarelli, in cui l’associazione italiana che valorizza e sostiene l’imprenditoria al femminile, ha chiamato al confronto relatrici d’eccezione: Linda Laura Sabbadini, chair di Women20, Paola Balducci, docente alla Luiss, Elisabetta Fabri, presidentessa del gruppo Starhotels, la leader ambientalista  Grazia Francescato e Agnese Pini, direttrice de La Nazione, media partner dell’iniziativa.

“I tempi sono maturi per una svolta epocale per l’Italia – ha detto Antonella Giachetti, presidente di Aidda –. Mai come adesso è necessario rompere i vecchi paradigmi e ripartire con slancio verso il futuro, riportando al centro della vita pubblica valori femminili come la sensibilità e la cura quale responsabilità per il Paese, per l’ambiente e soprattutto per gli esseri umani dopo un periodo di grandi e dolorose prove. Il valore della cura dovrebbe assumere una dimensione pubblica e non dovrebbe essere più relegato nella sola dimensione privata. L’emergenza Covid ha impresso modificazioni potenti per cui niente sarà più come prima, e mai come adesso sarà inevitabile e necessario rompere i vecchi paradigmi e ripartire con slancio verso il futuro. Avere per la prima volta una donna al Quirinale – conclude – costituirebbe un messaggio fondamentale anche per le nuove generazioni, per far sapere a tutte le ragazze e i ragazzi che si stanno impegnando a portare avanti battaglie per l’inclusione e la sostenibilità che nessuno dei loro sforzi è stato inutile”.

“Nell’agone politico in cui si decidono gli equilibri che portano all’elezione del presidente o della presidente della Repubblica, le donne ci sono molto poco – ha sottolineato la direttrice de La Nazione Agnese Pini -. Proprio perché il tema della parità non riguarda solo l’eccellenza e i ruoli apicali, ma riguarda ancora la base della società civile, le donne non riescono a incidere come dovrebbero. L’elezione di una donna a presidente della Repubblica è un simbolo dirompente”.

“Tra i Grandi elettori le donne si contano sulle dita di una mano – ha sottolineato Paola Balducci – senza contare che abbiamo una sola donna a presidente di regione. E quando si parla di meritocrazia, bisogna anche considerare che i curriculum delle donne incutono timore, perché  normalmente una donna che ha un curriculum eccellente è autonoma, quindi non si appiattisce alle logiche del potere”.  “In tutta la storia della Repubblica le grandi elettrici sono state il 7% del totale. C’è un muro nei confronti dell’affermazione femminile – ha detto Linda Laura Sabbadini – soprattutto nei casi in cui si tratta di nominare qualcuno, dunque nei processi di selezione della classe dirigente, le donne non possono giocare le loro carte sul terreno delle competenze, come fanno invece nei concorsi, dove prevalgono nettamente sugli uomini. I grandi passi in avanti nella storia che sono stati fatti, sono avvenuti perché c’è stata l’unità trasversale delle donne che sono riuscite a rompere quel muro inespugnabile di monopolio maschile. C’è un vulnus della democrazia nel momento in cui il potere è declinato solo al maschile”.

“Pensare a una donna Presidente doveva essere una cosa naturale – ha detto Elisabetta Fabri – se non succede è un’anomalia. Riguardo all’attuale metodo dell’elezione del presidente, così com’è si presta a giochi di potere. Invece noi donne abbiamo il diritto di esprimerci, dunque mi aspetto una candidatura femminile. Da una donna presidente avremmo grandi benefici. Tutto è un simbolo, ma servono anche questi simboli ”.

“La mancanza femminile nella rappresentanza politica nel Paese è una questione che sta sul piatto da molto tempo ma senza grandi passi in avanti – ha detto Grazia Francescato –. I giochi, meccanismi, i riti nell’elezione del Presidente della Repubblica si protraggono da tempo, ci sono anche adesso. Ora però siamo in un momento diverso, e potrebbe anche essere che in un simile momento di confusione, potrebbero ‘strumentalmente’ decidere di mettere una donna o al Quirinale o a Palazzo Chigi. Ma una donna al Quirinale significa soprattutto un cambio di paradigma, un balzo in avanti nella coscienza collettiva, per far capire che l’affare del secolo è tenere in vita la ‘fabbrica della vita’, questa meravigliosa ma fragilissima rete di ecosistemi dalla quale dipende la nostra esistenza e quella delle generazioni future. Ecco che la presidenza diventa allora il tassello di un mosaico ben più ampio”.

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