Firenze, 12 settembre 2018 - L’assegno di mantenimento così come è ora sarà cancellato, verrà introdotta la figura del mediatore familiare e l’affido dei minori dovrà essere «realmente condiviso» tra i genitori secondo il criterio della «bigenitorialità perfetta». Concetti di grande effetto sulla carta che vanno tradotti in realtà in un paese dove solo una donna su due lavora, dove molte madri hanno lasciato il lavoro – o sono state costrette a farlo – per accudire i figli, dove la parità stipendiale (e anche di genere) è ancora un miraggio.

 

 

Ma tutto questo prevede il disegno di legge presentato in Senato da Lega e Movimento cinque stelle con l’obiettivo di rivoluzionare l’affido dei figli in caso di separazione e divorzio. Il primo firmatario del testo è il senatore del Carroccio, fondatore del Family day, Simone Pillon, e l’annunciata svolta sul diritto di famiglia ha già registrato un’alzata di scudi da parte di tutte le opposizioni – da Forza Italia al Pd, dalla sinistra alla Svp – e di molti addetti ai lavori. Non a caso l’avvocato Annamaria Bernardini De Pace ha definito il ddl «una legge maschilista voluta dai padri separati come risposta, secondo loro, a una giurisprudenza che nelle separazioni e nei divorzi ha favorito le donne. Ma non è così io incontro continuamente padri in fuga». Il testo ha iniziato a Palazzo Madama il suo iter, nella commissione giustizia, e come spiega Pillon vuole mettere al centro «come punto fermo e bussola nella complicata gestione di una separazione» le esigenze del minore. Oltre al mantenimento diretto e proporzionale – venendo meno l’assegno di mantenimento – del figlio, si prevedono «tempi paritetici di frequentazione» del bimbo tra padre e madre.

 

In pratica un figlio dovrebbe ‘pendolare’ da una casa all’altra per alcuni periodi prefissati o anche a giorni stabiliti, un’idea che sempre secondo la Bernardini De Pace «cancella decenni di psicologia infantile». La legge parla anche di «lotta ad ogni rifiuto genitoriale»: un punto molto caro alla Lega tanto che l’attuale ministra della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno voleva introdurre il reato di alienazione parentale (e fu subissata dalle critiche). Critica l’azzurra Mara Carfagna secondo la quale la «bigenitorialità perfetta» prevista dalla proposta di legge della maggioranza potrebbe trasformarsi «in una morsa per migliaia di madri già in difficoltà e ripercuotersi inevitabilmente sulla vita dei figli. Ecco perché sarebbe opportuno perfezionare il testo nei passaggi parlamentari nell’interesse esclusivo dei bambini».

Ancora più dura Alessia Morani del Pd secondo la quale il testo Pillon «fa carta straccia del diritto di famiglia». Il tempo da passare con il figlio diviso al 50% «vuol dire dividerselo come fosse una casa al mare in comproprietà» attacca Morani secondo la quale tutto questo «nasconde una esclusiva ragione economica: si pensa che spartendosi il bambino anche il costo è a metà». La normativa, aggiunge Valeria Valente (Pd) «sembra pensata per riconoscere le rivendicazioni di padri insoddisfatti dell’attuale disciplina» ma «l’aspetto più pericoloso è l’introduzione nel codice civile della sindrome dell’alienazione parentale, priva di alcun fondamento scientifico, per fondare, anche in assenza di condotte negative specifiche della madre, provvedimenti di protezione, fino all’allontanamento dal figlio e dai luoghi da lui frequentati».

Veronica Passeri