Luca Nannipieri
Luca Nannipieri

Firenze, 9 novembre 2015 - «Se si esce fuori dalla triangolazione dei siti monumentali più visitati dai turisti, piazza della Signoria e piazza del Duomo a Firenze, piazza del Duomo a San Gimigano, piazza del Campo e piazza del Duomo a Siena, si può constatare che gran parte del patrimonio artistico toscano versa in grave sofferenza». Con questa frase non certo edulcorata, Luca Nannipieri, pisano, giornalista e saggista, nonché conduttore della rubrica «Sos Patrimonio Artistico» su RaiUno, lancia un monito nei confronti di quello che è l'attuale stato, spesso di totale abbandono, di beni di importante valore storico e artistico.

Anche quelli del Granducato, culla del rinascimento nonché patria della produzione artistica e architettonica. Per capire meglio di cosa stiamo parlando, Nannipieri fa una vera e propria mappatura, citando, a titolo di esempio, un bene per ogni città toscana. Il viaggio nell'incuria inizia da Firenze. «Nel cuore della città di Matteo Renzi si trova l'ex Monastero di Monte Oliveto, una struttura disegnata da un architetto del calibro di Michelozzo, da cui sono venute opere come l'Annunciazione di Leonardo da Vinci che è agli Uffizi. Qui, fino a poche settimane fa, c'erano più di 200 persone senza fissa dimora, che vivevano in condizioni di totale degrado. Una sorta di centro di disperazione, sgomberato grazie alla mia pressione mediatica. Restano tuttavia le pareti che stanno crollando e all'esterno gli spacciatori continuano a svolgere le proprie attività illecite».

Proseguendo il tour toscano, ci spostiamo a Livorno per capire dove, nella città labronica, ci sia il segno tangibile della trascuratezza. «Sono Le Terme del Corallo. Costruite nei primi del '900, rappresentano una straordinaria e importantissima testimonianza, uno dei primi monumenti stile Liberty presenti in Italia. Adesso questa è zona di vandali, spacciatori e drogati. Anche qui ci sono pareti che crollano e scritte spray sulle maioliche e sugli affreschi». Stesso scenario nella vicina Pisa.

«Nei pressi di Calci si trova il Monastero di Nicosia, convento agostiniano, imbrattato dai vandali in modo indicibile. Un tempo lo utilizzava la Scuola Normale di Pisa; adesso è un'alcova di bassa criminalità. Ci sono perfino tracce evidenti di messe nere: scritte e immagini sataniche ricoprono i pochi affreschi che ancora restano». Altra città, altro degrado: quello di Lucca. «L'acquedotto del Nottolini, è testimonianza dell'omonimo e notevole architetto che lo realizzò nella prima metà dell'800: una struttura storica che versa in uno stato fatiscente. Cose simili si vedono solo nei pressi di Napoli, dove tali tristi e angoscianti scenari sono molto più frequenti». Anche la città del Palio ha il suo angolo di desolazione. «A Siena, i Bagni di Petriolo, è un'area ritenuta a forte rischio nonostante il vincolo del Ministero dei Beni Culturali. Il complesso nel suo insieme è infatti pericolante».

A detta di Nannipieri sarebbe proprio il Ministero dei Beni Culturali, il primo a dover essere messo sul banco degli imputati. «Secondo quanto stabilito dall'articolo 9 della Costituzione – dice ancora Nannipieri – il Ministero dei Beni Culturali è chiamato a tutelare il patrimonio storico e artistico. Infatti, mentre la valorizzazione spetta anche alle istituzioni locali (i Comuni, le ex Province), la tutela spetta solo al Ministero». «Tramite il Centro Studi Umanistici dell'Abbazia di San Savino, in provincia di Pisa, - prosegue - sto creando una rete. Grazie alla visibilità che ho su RaiUno, sono oltre 500 in tutta Italia, le associazioni, i comitati e le fondazioni, che mi hanno scritto chiedendomi se c'è la possibilità di portare avanti azioni sinergiche. Alla fine, in uno Stato che ha sempre meno soldi e sempre meno voglia di investire nella cultura, questa si rivela l'unica possibilità. Sono infatti i cittadini, riuniti in queste associazioni, comitati, consorzi e cooperative, a doversi fare carico del patrimonio dei loro luoghi». In tal senso Nannipieri ha presentato una proposta di legge, che si trova all'esame del Senato, per la discussione in Commissione Cultura.

«Siccome ogni luogo del nostro patrimonio artistico, può avere potenzialità economiche enormi, la mia idea sarebbe quella di privatizzarne la gestione, nel totale rispetto della legge. Solo così si possono innescare degli interessi di base che permettono di conservarli mirabilmente. E' infatti impensabile che possano essere mantenuti dallo Stato che, semmai, si occupa solo dei siti più importanti. Ovviamente i cittadini devono trovare anche il modo per «mettere a frutto» questi luoghi. Insomma nella cultura va ricreato quel minimo di tessuto economico che oggi manca. Uno dei luoghi comuni che vorremmo abbattere è che «con la cultura non si mangia». Non è vero: basta creare degli incentivi attraverso la partecipazione attiva della cittadinanza».