Firenze, 15 febbraio 2021 - ‘Godiamoci il giallo finché si pole!’ ammoniva fino a sabato un oste proprietario di una rinomata trattoria. L’ha detto: dopo cinque settimane di signora in giallo per la Toscana è scattato nuovamente l’arancione. Solo però che diversamente da ciò che avviene (in parte) ai semafori, con ‘questo’ arancione proprio non si passa. Neppure con prudenza.

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Ieri – primo giorno di nuovo cromo vestiti – non ci sarà stata una ‘ strage di San Valentino ’ ma controlli e infrazioni sono fioccati ugualmente. Passaggio obbligato delle forze dell’ordine, ormai è una costante, da Momo, al secolo Mohamed ‘Momo’ El Hawi fiorentinissimo giovane di non lontane tradizioni egizie, titolare (con altri due locali) della pizzeria ristorante Tito I peccati di gola di via Baracca 149, vessillifero anti-Sistema.
"Ma non è vero – dice Momo – io cerco il dialogo con le Istituzioni. Solo che non lo trovo..".

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L’assunto, vero per molti esercenti intenzionati a dimostrarlo, è: se mi impedisci di lavorare devi mettermi nella condizione di poter mantenere l’azienda. Si lamentano al contrario ristori erogati in percentuale troppo bassa rispetto al fatturato dell’anno precedente. Una cifra che serve a poco o niente.
Stavolta il compito (quanto grato?) di far visita a Momo è toccato agli agenti della sezione amministrativa della Polizia Municipale, inviati a notificare al ristoratore un’ordinanza del prefetto di chiusura di ‘Tito’, per cinque giorni. Provvedimento di esecuzione forzata tramite l’apposizione dei sigilli all’attività e non di ‘semplice’ sospensione della licenza (rilasciata dal Comune) dell’attività di somministrazione di bevande e di alimenti e consumo sul posto.
Non è chiaro però se il provvedimento contenga ipotesi di reato colpose e/o di inosservanza dei provvedimenti dell’autorità.
La Polizia Muncipale immaginava, sapeva che avrebbe trovato il ristorante aperto quanto meno per la vendita (consentita) di menu d’asporto.
Gli agenti hanno però riscontrato che all’ora di pranzo c’erano anche stavolta clienti seduti ai tavoli (alla fine saranno una quarantina) intenzionati a festeggiare, fors’anche a solidarizzare con Momo che tempo addietro parlò di "nuova resistenza, perché noi non diffondiamo il Covid".
Come è andata, Momo? "E’ andata che la polizia municipale è arrivata abbastanza presto, sono cominciati ad affluire i clienti: alcuni sono stati bloccati, fisicamente intendo, i vigili hanno capito e hanno provato a spiegare loro che li avrebbero multati. Buona parte di queste persone ha deciso comunque di entrare".
Chi stava mangiando o ha cominciato a farlo ha potuto terminare il pranzo tanto che intorno alle 15,45 gli agenti erano ancora impegnati nel compito assegnato, rendere esecutiva l’ordinanza e apporre i sigilli.
Ma torniamo al provvedimento. "Lo sto leggendo adesso, qui al ristorante insieme al mio avvocato Lorenzo Nannelli. Sembra un provvedimento fatto ad hoc per me – dice Momo – non sono su quali basi giuridiche. Non credo per epidemia colposa, né mi pare che siano contestate infrazioni nuove salvo quella di servire ai tavoli".
Nelle scorse settimane il ristoratore e il suo locale di via Baracca 149 sono stati oggetto di più controlli, a turno, di tutte le forze dell’ordine; più volte in via Baracca al 149 c’è stato un dispiegamento di agenti i quali hanno contestato violazioni amministrative dei Dpcm, con relative contravvenzioni.
Pesano dunque la ‘reiterazione’, i ripetuti episodi di ‘resistenza’: nonostante il divieto di servire, il gestore e titolare ha continuato a farlo. Fino ai sigilli di ieri, sia pure per una durata di tempo limitata.
giovanni spano