Una ragazza si sottopone al test del tampone anti Covid
Una ragazza si sottopone al test del tampone anti Covid

Firenze, 20 luglio 2021 -  Solo l’1% dei 191 nuovi positivi registrati ieri in Toscana ha più di 80 anni e il 5% tra i 60 e i 79. Il contagio a crescita esponenziale è trainato dai giovani, è stato così anche lo scorso anno alla fine dell’estate. Il virus corre sulle nostre goccioline di saliva, negli starnuti ma anche nell’aerosol che produciamo parlando e, di più, gridando e cantando. Mantenendo le distanze, all’aperto, il rischio di contagio si riduce drasticamente. Il 36% dei nuovi contagiati ha meno di 20 anni, il 38% ne ha tra 20 e 59, per un’età media di 29. Il dato settimanale sale di poco, a 32. Ma cosa significa? Lo scorso anno, nella stessa settimana presa in considerazione – quella che si è chiusa domenica scorsa – eravamo da poco usciti dal lockdown, l’età media dei pochissimi contagiati quotidiani (52 in una settimana contro i 1.028 di quest’anno) era più alta: 39 anni. La baldoria era appena iniziata e gli effetti delle vacanze libere si cominciarono a notare alla fine d’agosto. Quando l’età media dei nuovi casi si abbassò a 35 anni. Con varianti più o meno significative, la stessa situazione toscana si riproduce in Umbria e in Liguria. Lo scorso anno di questi tempi l’età media dei contagiati era più alta e il virus covava sotto la cenere.
 

«Quest’anno l’età media si è abbassata prima: c’è stato un bomba libera tutti. Si è ripartiti in massa a fare le stesse cose che lo scorso anno abbiamo fatto più tardi, in agosto – spiega Francesco Cipriani, direttore del servzio di Epidemiologia dell’Asl Toscana centro – Così si è anticipata la ripresa del contagio: l’avevamo previsto, non c’è nulla di inatteso". Insomma, senza buttare la croce addosso a nessuno, il contagio viene diffuso dai giovani, dalla popolazione che ha più contatti. "Sono il veicolo della trasmissione, portano il virus a casa – spiega Cipriani – Quest’anno siamo più tranquilli che non si verifichi un sovraccarico ospedaliero che poi si traduce in perdite di vite perché gli ultrasessantenni sono vaccinati e sarebbe bene che lo fossero di più e il più in fretta possibile". Bilanciare, insomma, tra aspettative economiche e necessità sanitarie. Bisogna fare questo e, di più, continuare a vivere perché la pandemia ha già fatto danni difficilmente quantificabili.
 

«Locali, discoteche e festeggiamenti inevitabili per la fine degli Europei hanno accorciato la nostra estate – dice l’epidemiologo – Ora bisogna lavorare sulla riapertura delle scuole perché i ragazzi non vaccinati costituiscono il bacino del contagio". Avremo ondate importanti di nuovi contagiati "minori per impatto sanitario, anche se è da mettere in conto un aumento dei ricoveri che faranno molto clamore perché colpiranno i giovani, come è già accaduto anche se si notava meno in mezzo ai grandi numeri, ma non ci sarà un sovraccarico per le strutture ospedaliere".
 

La variante Delta è destinata a sostituirsi alla Alfa, è molto più diffusiva. "La massima preoccupazione in tutto il mondo è che il grande contagio fra ragazzi possa dare il via a una variante che non sia più controllabile da questi vaccini", spiega Cipriani. Una variante insensibile ai vaccini sarebbe la catastrofe, servirebbe produrre un nuovo vaccino. E ricominciare da zero. "Per questo bisogna convincere i giovani a vaccinarsi, per la salute collettiva, per non bloccare le attività produttive per non paralizzare l’economia e la vita di tutti – spiega l’epidemiologo – Non è facile convincerli singolarmente, perché per loro il rapporto rischi-benefici non è così evidente come nella popolazione over. Servono decisioni politiche, i Green pass per andare a scuola, in palestra. Vaccinare per vivere".