coronavirus
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Firenze, 8 aprile 2020 - Per poter superare la fase emergenziale e passare ad una “fase 2”, secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità le parole d'ordine sono:  Find, implementare sistemi per rintracciare tutti i casi sospetti nelle comunità; Test, incrementare la produzione, la capacità e la disponibilità dei sistemi diagnostici, in modo da aumentare il numero delle persone testate, e poter stimare la quantità di persone che hanno sviluppato gli anticorpi specifici; Trace, individuare tutti i contatti dei casi positivi, utilizzando anche sistemi di tracciamento informatico già utilizzati con successo in alcuni paesi asiatici; Isolate, sviluppare un piano e un processo chiari per mettere in quarantena i contatti; Treat, aumentare il numero degli operatori sanitari, formarlidislocarli sul territorio; identificare, adattare ed attrezzare le strutture che verranno utilizzate per curare i pazienti.

La Toscana a che punto è con questi  'comandamenti'? Su Test è ok, ha puntato per prima in Italia al doppio binario tamponi specifici per individuare il coronavirus ed esami sierologici per individuare chi è positivo o negativo a un'infezione. Su Find non tutto è filato liscio se si pensa ai numerosi casi delle Residenze sanitarie assistite, che ricordiamo, alcune sono gestite direttamente dalle Asl, alcune dai Comuni e tante anche dai privati. Si poteva fare e si doveva fare prevenzione quando i prime segnali sono arrivati tra fine febbraio e inizio marzo isolandole e mettendole in quarantena? O chi le gestisce ha atteso troppo tempo per lanciare l'allarme dall'interno? Oppure sono stati i casi asintomatici a provocare da una parte contagi e dall'altra perdita di tempo prezioso? Bisognerà fare chiarezza a bocce ferme. Su Treat il personale si è specializzato, possiamo dire, in corso d'opera visto lo 'tsunami' virus ma proprio gli specialisti (pneumologi, anestesisti rianimatori, medici dell'emergenza urgenza) hanno dato testimonianza di grande professionalità con la collaborazione dei medici internisti. I medici di famiglia sono stati da subito il riferimento sul territorio ma hanno dovuto combattere anche con le iniziali carenze di collegamento virtuoso con le Asl. Trace non è al momento una strategia messa in campo in Toscana, ma potrebbe essere molto utile per avere sotto controllo la popolazione. Isolate è un criterio avviato da subito negli ospedali toscani, molto meno, come sottolineato nelle Rsa, meglio per i casi lievi rimasti e controllati a casa.

Il vaccino anti influenza 

C'è' un altro elemento da mettere in campo già adesso per la fase 2 e poi la fase 3 di maggiore apertura. La vaccinazione anti influenzale. Sarà fondamentale per l'autunno prossimo. Lo ha sottolineato il professor Pierluigi Lopalco, epidemiologo dell'Università di Pisa e coordinatore degli interventi anti Covid 19 in Puglia: "Iniziamo a organizzarci per il vaccino antinfluenzale che dovremo fare in autunno. Il vaccino contro l'influenza non protegge dal coronavirus, ma a ottobre dobbiamo vaccinare più persone possibili, perché meno casi di influenza stagionale avremo il prossimo anno e più sarà facile individuare eventuali casi di Covid-19".  Ed ha consigliato di lanciare da subito una forte campagna di acquisto  dei vaccini influenzali perché le scorte andranno a ruba.  

Per la campagna 2019-2020 la Regione Toscana aveva acquistato circa 870mila dosi di vaccino, l'11,4 per cento in più rispetto alla campagna vaccinale precedente, con un costo di circa 4 milioni e 900mila euro. Se la Regione seguirà i consigli di Lopalco ce ne vorrà più del doppio almeno. 

Nel 2018-2019 stati 42 i casi gravi segnalati in Toscana per complicazioni influenzali e 13 i decessi e nella stagione precedente, quella 2017-2018, erano stati 63 i casi gravi e 15 i decessi. Gli obiettivi di copertura previsti dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale sono sempre il 75% come obiettivo minimo perseguibile e il 95% come obiettivo ottimale. 

Le attenzioni richieste, gli scenari diventati realtà

Nell'autunno scorso la Regione Toscana lanciando la campagna anti influenzale ricordava anche le buone pratiche.

 "La trasmissione del virus dell'influenza tra le persone avviene attraverso le gocce di saliva di chi tossisce o starnutisce, ma anche attraverso il contatto con mani contaminate dalle secrezioni respiratorie. Per questo, una buona igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie può giocare un ruolo importante nel limitare la diffusione dell'influenza. Le misure di protezione personali, non farmacologiche, sono state valutate recentemente dal Centro Europeo per il Controllo delle malattie: 1. Lavaggio accurato delle mani per almeno 40-60 secondi (in assenza di acqua, uso di gel alcolici) 2. Buona igiene respiratoria: coprire bocca e naso quando si starnutisce o tossisce, usare un fazzoletto di carta monouso e gettarlo nel cestino. 3. Se possibile, rimanere in casa in presenza di malattie respiratorie febbrili, specialmente in fase iniziale. 4. Evitare di toccarsi occhi, naso o bocca. I virus possono diffondersi quando vengono toccate superfici contaminate da virus e poi vengono toccati occhi naso o bocca. 5. Uso di mascherine da parte delle persone con sintomatologia influenzale perché possono ridurre le infezioni tra i contatti stretti. 6. Evitare il contatto stretto con persone ammalate mantenendo una distanza di almeno un metro da chi presenta sintomi dell'influenza ed evitare posti affollati. Se non è possibile mantenere la distanza, ridurre il tempo di contatto stretto con persone malate. Tali misure si aggiungono a quelle basate sui presidi farmaceutici (vaccinazioni e uso di antivirali)".  Chi mai  ha seguito quelle buone pratiche alla lettera in presenza di un influenzato? Sembra di leggere le raccomandazioni per prevenzione e distanziamento sociale del Covid 19.

 La Regione Toscana rimandava, per saperne di più, anche ai protocolli nazionaliIl Ministero della Sanità nel capitolo su "Prevenzione e controllo dell'influenza: raccomandazioni  per la stagione 2019-2020" scrive sul rischio pandemico: "Alla base dell’epidemiologia dell'influenza c'è la marcata tendenza di tutti i virus influenzali a variare, cioè ad acquisire cambiamenti nelle proteine di superficie, che permettono loro di aggirare la barriera costituita dall’immunità presente nella popolazione con esperienza pregressa di infezione; ciò spiega perché l'influenza possa ripetutamente colpire la popolazione e causare ricorrenti epidemie, la cui unica prevenzione resta la profilassi vaccinale". E ancora: "I virus mutati sono dotati di potenziale pandemico, cioè della capacità di provocare epidemie estese in breve tempo a tutta la popolazione del globo. Le caratteristiche del tutto nuove rispetto ai virus circolanti, infatti, fanno sì che la popolazione umana non abbia alcuna protezione immunitaria (acquista naturalmente o per effetto della vaccinazione) nei loro confronti". Scenario che si è avverato dopo la Cina in Italia tra febbraio e marzo 2020.