Roma, 24 giugno 2021 - «Tutto di nuovo appare roseo», stiamo per togliere le mascherine all'aperto e anche l'economia torna a marciare, «la fiducia cresce», la crescita sarà «più sostenuta» del previsto. Ma «non illudiamoci», «non è un liberi tutti». Il pericolo Covid continua a incombere, nella forma di «varianti» come la Delta, che possono «rallentare il programma di riaperture e frenare consumi e investimenti».

Mario Draghi lo dice ai parlamentari, ma attraverso di loro parla ai cittadini. Riferisce alle Camere in vista del prossimo Consiglio europeo. Si dice «ottimista» – ma al Senato smorza in «fiducioso» – sull’evoluzione della situazione. È il ritrovato europeismo, la nota positiva con cui Draghi condisce la sua giornata trascorsa in Aula. Ma la grande incognita resta il Covid. Draghi lo ripete a più riprese: il virus, che prende la forma di nuove varianti, è ancora un pericolo ben presente. L’imperativo, spiega, è evitare gli errori dello scorso anno e non farsi trovare impreparati alla ripresa della scuola, con un sistema dei trasporti che deve marciare a capienza ridotta perché non ben organizzato («I fondi ci sono»). E poi c’è il tema dei vaccini: «La sfida è cercare tutti coloro che hanno più di cinquanta anni, cercarli nei posti più difficili, cercare di convincerli se sono contrari. Sono i futuri – e anche i presenti – fragili». Certo, afferma, vanno vaccinati i bambini, ma non sono loro la priorità. La priorità è coprire i più deboli e intanto vaccinare le aree svantaggiate del mondo, a partire dalla proposta dell’Ue per portare la produzione in Africa, liberalizzandola. Con una nota polemica: «Nell’ultimo G7 si è discusso di una riforma dell’Oms, vediamo dove porterà ma non è che le incertezze dimostrate a inizio pandemia siano passate inosservate».

I dati del 23 giugno

Ieri sono stati 951 (contro gli 835 del giorno precedente) i casi di Covid rilevati in Italia, con 198.031 tamponi fra molecolari e antigenici rapidi e un tasso di positività dello 0,5%. I decessi sono stati 30 con 344 pazienti ricoverati in terapia intensiva

La variante Delta

Nonostante questo quadro molto positivo, la minaccia della variante Delta comincia a pesare. «Non è un liberi tutti», ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi. «Dobbiamo tenere alta l'attenzione», ha aggiunto. A preoccupare sono i focolai segnalati ormai in molte regioni e per questo Draghi ha esortato oggi a «procedere nella campagna vaccinale con la massima intensità». Un'accelerazione necessaria quella sui vaccini perché, nonostante i dati indichino che proteggono dalle forme gravi di Covid-19 ed evitano i decessi, non riescono a frenare i contagi. Il virus continua perciò a circolare e in questo modo aumentano le probabilità che possa accumulare mutazioni che portino a varianti capaci di trasmettersi in modo ancora più efficace o di eludere i vaccini.

Il calcio al 25%

Intanto, dal 22 agosto il campionato di calcio potrà ripartire con il 25% del pubblico in presenza negli stadi: lo ha detto il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, nella trasmissione 'Punto Nuovo Sport Show' di Radio Punto Nuovo. Del campionato con gli stadi aperti, ha detto ancora «abbiamo parlato questa mattina con il ministro Speranza e per la prossima stagione vi posso dare la notizia che partirà dal 22 agosto con il 25% di pubblico in presenza». Costa ha aggiunto che «ci sarà una graduale progressione» e si prevede di «arrivare nelle settimane successive con incremento percentuale. La prossima stagione, quindi sarà con il pubblico in presenza e non inferiore al 25%. Ci vuole prudenza, senso di responsabilità, ma non è mai mancato nei cittadini italiani». Sugli Europei di calcio, infine, Costa ha osservato: «non vedo alternative a Londra per le gare, da cittadino europeo, mi auguro che tutto rimanga così. Sarebbe un bene per tutti che non ci siano situazioni complicate in Europa».