Le indagini della polizia postale
Le indagini della polizia postale

Firenze, 13 luglio 2020 - La giungla del web vomitò l’inchiesta sulle mamme che provavano piacere negli abusi sui propri figli. Oggi, grazie ai soliti investigatori della polizia postale che la perlustrano, abbiamo scoperto che nella rete prolifera il ’gore’, ultima frontiera dell’orrore a portata anche di ragazzini di tredici anni. 

Non si ferma, il lavoro degli agenti addetti al contrasto della pedopornografia on line. Non si ferma neanche dopo venti perquisizioni disseminate in mezza Italia, dopo la denuncia della mamma di Viareggio. Non si ferma perché non ci sono soltanto ragazzini, nella rete dei gruppi Telegram mascherati sotto nomi all’apparenza innocui ma che invece celano sequenze di una crudezza inimmaginabile.

Ma c’è ancora di più. La procura del capoluogo toscano guidata da Antonio Sangermano contesta ai giovanissimi indagati anche di "aver istigato a commettere più delitti di violenza sessuale e di gruppo", utilizzando proprio la diffusione "sistematica" delle terrificanti immagini di omicidi o suicidi o dell’altrettanto aberrante universo del ’gore’.

Questo genere di video e foto, finora sconosciuto al grande pubblico, rintracciabile soltanto nell’abisso del dark web, viene utilizzato, secondo gli inquirenti, "per esaltare e istigare alla violenza", nonché "quale strumento di eccitazione sessuale" perché "correlato ad immagini di minori stuprati o intenti a subire o compiere atti di natura sessuale".
Ma in questo "circuito riservato ed occulto incentrato sulla violenza sessuale, l’orrore, la morte e l’abuso dei minori, anche in tenera età", c’erano sì dei giovanissimi (perfino sette under 14 non imputabili per legge), ma ci sono anche degli adulti, "nei confronti dei quali - si legge nei decreti di perquisizione - procede la competente autorità giudiziaria". Sarebbero una quindicina, anch’essi disseminati in tutta la penisola.

Ma come si entrava nel gruppo "proibito"? Serviva un invito, un link che poteva essere inviato da chiunque fosse dentro al canale creato sull’applicazione di Telegram (simile a Whatsapp, ma più "protetta"). La chat è stata "viva" fino al giorno in cui sono scattate le perquisizioni, cioè all’alba di mercoledì scorso.
Ma non tutti avevano lo ’stomaco’ per restare dentro. Dagli smartphone sequestrati, oltre alle cronologie dei caricamenti dei tantissimi filmati proibiti, sono stati letti anche i commenti di chi non provava "piacere" per quanto si condivideva.

"Se cerchi altro esci", "Nessuno ti costringe a star dentro", le risposte. Dalla chat segreta del ’gore’ sono passate anche alcune ragazze, che però hanno poi abbandonato. Diversamente dall’atteggiamento tenuto dalle mamme della prima inchiesta choc sulla pedopornografia: in quel caso i figli erano utilizzati anche per produrre materiale da mettere in circolazione.
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