Marco Casamonti
Marco Casamonti

FIRENZE, 4 Maggio 2021 -  Il nome vero e proprio ancora non c’è, ma per il Teatro Nazionale di via de’ Cimatori, oltre duemila metri quadri abbandonati ormai da quarant’anni, è arrivata l’ora della rinascita. A deciderla il rogito per l’acquisto che l’archistar Marco Casamonti, un fiorentino che ormai lavora in tutto il mondo, ha firmato nei giorni scorsi.


Architetto, perché ha scelto il vecchio Nazionale?


"Quando un edificio non viene usato è come una piccola necrosi nello spazio della città e se questa necrosi si può curare e l’edificio può riprendere vita questo è una cosa di cui andare orgogliosi. Ci passavo davanti spesso quando abitavo in piazza della Signoria e ogni volta vederlo chiuso era un dispiacere. Sono spesso all’estero per lavoro. Durante questo anno di Covid sono stato di più a Firenze. Ho passeggiato più spesso per la città e mi è tornato in mente".
 

Una specie di luogo del cuore.

"E’ un luogo meraviglioso è il classico teatro all’Italiana. Io sono un architetto, ma chiunque rimane colpito dall’armonia di quelle forme. Basta solo ripulirlo, restaurarlo e dargli quella tecnologia che, essendo chiuso da tanti anni non ha mai avuto".
 

Cos’ha in mente?

"Devo dire che c’è un’idea molto bella che non è mia, è dell’assessore Tommaso Sacchi. Un progetto per farne un ’teatro della parola’, cioè un luogo dove uno scienziato, un regista, un fotografo, un architetto, un designer, uno stilista possa venire a parlare, a raccontare la sua esperienza, la sua visione. Ecco se Firenze torna ad essere il luogo da cui partono le visioni io ne sono felice. Sacchi lo chiama il teatro della parola, io delle esperienze, vorrei fosse un luogo di incontro. Un tempo Firenze era ricca di questi luoghi, penso ai caffè letterari. Se ce n’è uno in più penso sia una cosa positiva".
 

Anche un teatro in più.

"Ci sono a Firenze teatri più importanti, questo è un teatro minore e mi piace l’idea che sia un teatro della parola. Ancora non abbiamo fatto nessun progetto, e con Giovanni Pollazzi che è il mio socio anche nello studio Archea, ne parliamo da pochi giorni. Ma in testa c’è la volonta. In fondo riprendiamo l’idea dello ‘Spazio A’ che avevamo realizzato anni fa dentro lo studio, una platea da 50-70 persone che era sempre piena. attori, registi, fotografi, artisti...".
 

 

Un’operazione economica vantaggiosa?

"No. Non direi. Ma seguo l’esperienza di mio padre e della sua collezione d’arte (Roberto Casamonti ndr ). Ho visto che l’ha reso felice".
 

Qualche idea sui tempi?
"Ripeto. Basta ripulirlo e per farlo ci vorrà almeno un anno, un anno e mezzo. Poi lo doteremo di tutta la tecnologia oggi indispensabile per uno spazio multidisciplinare. Intendo in senso ampio: dalla moda, all’architettura, alle arti figurative, la musica, la danza, Anche la scienza. Una meravigliosa eccellenza di Firenze è Arcetri: anche un fisico potrebbe venire a parlare e sarebbe bello ascoltarlo...".