Donna in carcere
Donna in carcere

Roma, 6 aprile 2021 - Salgono a 54 le detenute positive nel carcere di Rebibbia, a Roma. La scorsa settimana erano 40. Anche sei agenti sono stati contagiati, dice il sindacato di polizia penitenziaria SPP. “Vista l’entità del numero dei contagi – dice il segretario Aldo Di Giacomo – potrebbero seriamente iniziare a mancare i posti in isolamento sanitario. Pare opportuno, così come è avvenuto ed avviene in altri istituti penitenziari, valutare la possibilità di uno sfollamento. L’obiettivo si sostanzierebbe nell’evitare il rischio che in caso di mancato contenimento, per le dimensioni ed il numero di persone che ruotano intorno al carcere di Rebibbia che ricordiamo essere il carcere femminile più grande d’Europa, il focolaio possa diventare un rischio anche per la salute pubblica ed esterna alle mura del carcere, in primis per le famiglie del Personale”.

Appare inoltre indispensabile, aggiunge Di Giacomo, “monitorare costantemente l’andamento dei contagi mediante esecuzione di tamponi molecolari, ripetuti a distanza di tempo, sia per il personale che per la popolazione ristretta. Va assolutamente velocizzata la somministrazione dei vaccini nelle carceri di tutto il territorio nazionale cosicché, al pari di quanto accaduto nelle Rsa, possa essere ridotto e arginato il pericolo di ulteriori focolai”. I dati in carcere insomma continuano a essere pessimi.

Lo dice anche il il segretario generale dell’Osapp Leo Beneduci, che sottolinea: “Dai dati in nostro possesso circa il 9 per cento della popolazione detenuta in carcere, risulta avere attenuto la prima dose delle vaccinazioni a fronte di circa il 30 per cento del personale di Polizia Penitenziaria mentre, focolai di notevole gravità sono in questo momento in atto negli istituti penitenziari di Asti, Pesaro, Saluzzo, Roma Rebibbia, Milano Bollate, Cuneo, Melfi, Volterra, Padova, Napoli Secondigliano e Lecce.

Vi sono addirittura regioni quale il Lazio dove non sono state effettuate vaccinazioni né per il personale né per l’utenza penitenziaria”. D’altro canto, spiega ancora Beneduci, “non risulta siano state sospese sul territorio quelle attività che portano da un lato al costante contatto diretto con il carcere di soggetti provenienti dall’esterno e d’altro canto ai quotidiani spostamenti di detenuti da una sede all’altra con ciò incrementando ulteriormente il rischio del diffondersi della pandemia”.