Pistoia, 6 novembre 2018 - Tre cittadini stranieri sono stati arrestati dalla polizia di Pistoia con l'accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. I tre, secondo gli inquirenti, sfruttavano braccianti stranieri nei vigneti e negli uliveti nelle province di Pistoia, Prato, Firenze, Siena, Lucca, Arezzo e Pisa.

La polizia ha sequestrato quattro furgoni con cui trasportavano sui luoghi di lavoro la manodopera che veniva retribuita con circa 4 euro effettivi. Nel corso dell'operazione sono stati perquisiti due studi commerciali di Pistoia in uso a un consulente del lavoro, denunciato in stato di libertà.

Il professionista si sarebbe occupato, secondo l'accusa, della gestione delle fatturazioni e della registrazione di alcune posizioni lavorative nella banca dati dell'Agenzia nazionale politiche attive del lavoro. Inoltre, attraverso una procedura fraudolenta sarebbe riuscito a ottenere il rilascio del Documento unico di regolarità contributiva (Durc) malgrado l'omissione di denunce contributive all'Inps.

Sono state denunciate poi in stato di libertà per lo stesso reato altre tre persone, due cittadini stranieri e un italiano che partecipavano all'attività illecita. I braccianti, in gran parte africani richiedenti asilo, risultavano impiegati in nero e privi di copertura assicurativa, senza maggiorazione alcuna per l'orario straordinario o per il lavoro svolto in giornata festiva. Viaggiavano inoltre, in condizioni di pericolo, rinchiusi con un telo in pvc per non attirare l´attenzione ed eventuali controlli da parte delle forze di polizia.

"I caporali non conoscono sosta e le loro azioni continuano a mantenere i lavoratori in condizioni, anche in termini di sicurezza sui luoghi di lavoro, inaccettabili.”

E’ il commento del segretario generale della Fai-Cisl Toscana, Patrizio Giorni all'inchiesta. “Verrà rinnovato, in Regione Toscana - ricorda Giorni - il Protocollo sperimentale contro il caporalato; un’intesa firmata, la prima volta, due anni fa. Questo costituisce un passo importante solamente se riusciremo finalmente, come chiede da tempo la Fai, ad unire alle necessarie operazioni di lotta e di repressione anche gli strumenti, come le sezioni provinciali della ‘Rete del lavoro agricolo di qualità’, di prevenzione rispetto ad un fenomeno che sta danneggiano enormemente la Toscana e la sue produzioni agricole di qualità.