Fipilippo
Fipilippo

Pisa, 7 luglio 2019 - Un’estate calda, come quella di oggi. Un cane abbandonato. Lasciato legato al guardrail e investito da un’auto sulla superstrada Firenze-Pisa-Livorno, la FiPiLi. Rischiò di morire, quel povero cucciolotto, aveva l’anca e una zampa posteriori fratturate. Un dolore rimasto dentro per tanto tempo, quasi impossibile da dimenticare. Ma per ‘Fipilippo’ – questo il nome che gli è stato dato dai veterinari e dai volontari del Rifugio Tom, oasi dei randagi, mandato avanti da un eroico gruppo di volontari, a San Lorenzo a Pagnatico, nelle campagne di Cascina – la vita ha ripreso a correre. Salvato e curato, ha trovato una famiglia speciale. Sembra una favola, e in fondo lo è. Con le luci e le ombre delle favole vere.

Estate 2013, Fipilippo ha un anno. Viene raccolto e salvato quasi esanime. La notizia commuove tutti, in tanti si mettono in moto per lui ma a ottobre Fipilippo – in attesa dell’operazione – è ancora senza casa. Poi tutto cambia. A varcare il cancello del Rifugio Tom è una famiglia di quattro persone. Mamma Elisa, papà Domenico, Michele e una bambina in cerca di un amico che sappia starle accanto.

Si chiama Marianeve. Sì, proprio Marianeve. La stessa bambina che a dicembre nel 2016 è salita al cielo, dopo un tragico incidente alla scuola materna. La stessa che Fipilippo, per mesi, dopo l’improvvisa scomparsa, ha aspettato in giardino all’orario di uscita da scuola. Triste, tristissimo, senza comprendere. Marianeve, la sua amica del cuore, da proteggere e aiutare. Marianeve, disabile, ma con un sorriso che illumina.

«Quando cadeva – racconta mamma Elisa – lui le prendeva un braccio in bocca e la sorreggeva per tirarla su. Se sull’altalena andava troppo forte, si metteva dietro e lasciava che l’altalena gli andasse addosso. Così Maria era costretta a rallentare».

Ma torniamo alla favola: ad ottobre la famiglia incontra Fipilippo. Ed è proprio Marianeve a far capire che il nuovo cane di casa (dopo Prugna, vissuto con loro per 16 anni) poteva essere lui. La bambina tira un pelo al meticcio, Fipilippo piange ma reagisce senza alcun accenno di aggressività.

«Avevamo bisogno di un cane buono. Lui dimostrò subito di esserlo. Abbiamo aspettato l’operazione e poi il faticoso recupero della fisioterapia. Andavamo ogni mercoledì a trovarlo, tutti e quattro insieme. E lui ci riconosceva, ogni volta più forte, sembrava quasi che avesse capito, voleva mettercela tutta per ristabilirsi, per uscire dal canile, per venire via con noi. E così è stato. Era il 4 gennaio 2014 quando lo abbiamo portato a casa».

Ma Fipilippo ha paura di poggiare la zampa a terra, cammina su tre. in estate, in montagna, si convince. L’alternativa sarebbe stata rimanere da solo, in albergo. Ci prova. Ci riesce. supera quel ricordo del dolore che lo pietrificava. E non si ferma più.

Anche adesso è in montagna, con mamma Elisa, papà Domenico, Michele e Rolandino, l’ultimo arrivato. Il secondo dei due libri della collana «A Marianeve» – raccolte che finanziano attraverso le vendite il progetto del Gma onlus per la costruzione di una scuola in Etiopia – si intitola «Il Natale di Dick». Il protagonista, neanche a dirlo, è un cane. Non è Fipilippo, ma la sua storia, di abbandono e rinascita, non può che far pensare a lui.