Firenze, 30 novembre 2021 - Serve una rivoluzione nell’organizzazione del servizio. Perché "i pronto soccorso sono ormai prossimi al default". E rivoluzione sarà se passa l’accordo sul tavolo, e ormai prossimo alla firma, di far lavorare fuori dalla porta del pronto soccorso i medici di continuità assistenziale, ovvero le guardie mediche. Che dovrebbero prendere in carico i codici a bassa priorità, cioè le persone che potrebbero essere anche curate altrove ma che arrivano all’ospedale perché non trovano sul territorio una risposta adeguata al bisogno d’assistenza. E’ una delle mosse per tentare di mettere un argine a una situazione che sta precipitando.

La medicina d’emergenza in Toscana è in emergenza. Codice rosso. Mancano 400 medici. Le uscite continuano, nuove entrate non ci sono. La carenza negli organici si ripercuote sull’assistenza. Le attese per i pazienti si allungano: le permanenze in barella al pronto soccorso aspettando una collocazione in reparto superano anche le 96 ore. Inaccettabile. E le code si formano anche fuori dal pronto soccorso, per il triage d’accettazione: le file di ambulanze sono un fenomeno ricorrente, ma accade anche che i malati siano costretti ad aspettare in auto di essere chiamati. Una situazione inaccettabile e disumana. "Per questo bisogna correre ai rpari", dice il segretario toscano dei medici ospedalieri Anaao, Flavio Civitelli.

E’ ormai prossima alla chiusura la vertenza dei medici ospedalieri con la Regione iniziata con lo stato di agitazione quasi due mesi fa. La firma arriverà nei prossimi giorni: sul tavolo puntuali richieste alle quali si chiede immediata attuazione anche attraverso il ricorso all’utilizzo di ordinanze specifiche, data la contingenza e il permanere dello stato di emergenza nazionale per la pandemia da Covid. In pronto soccorso arriva un buon 40% di codici a bassa priorità. La proposta di Anaao è "di utilizzare i circa 250 medici titolari di guardia medica in locali del pronto soccorso, senza farli entrare nel percorso", spiega Civitelli. Questa mossa sarebbe utile ad alleggerire il carico di pazienti al pronto soccorso e fare curare i pazienti in tempi più rapidi, anche quelli che non hanno patologie gravi.
Presi in carico dai medici di continuità assistenziale, lì, al pronto soccorso, con un percorso ad hoc.

«E’ un modo anche per valorizzare la figura della guardia medica che non ha più senso che sia inquadrata come prolungamento dell’orario del medico di famiglia: ci si è resi conto che non funziona come filtro agli arrivi in pronto soccorso", incalza Civitelli. "Allineare questi professionisti al pronto soccorso per intercettare la patologia a bassa priorità è un passaggio fondamentale che offre una risposta di sistema attualmente carente – spiega il segretario Anaao – Serve un unico network tra ospedale e territorio, in questo modo la guardia medica funzionerà da cerniera".
Le guardie mediche ora lavorano nei giorni festivi e la notte. "Ma potremmo pensare di estendere il servizio anche ai giorni feriali in orario diurno".
Questo sarebbe il primo passo.
"Occorre anche che vengano tolti i vincoli all’utilizzo degli specializzandi come prevede il decreto Calabria – conclude Civitelli – Ora devono essere supervisionati da un tutor, ma in questo periodo di grande carenza abbiamo bisogno che possano lavorare a pieno regime".
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