Donne soldato
Donne soldato

Firenze, 20 ottobre 2021 - Una data storica che segnò un passaggio epocale quella del 20 ottobre 1999. Quel giorno venne infatti approvata la legge delega n. 380 che istituiva il servizio militare volontario femminile, garantendo pari opportunità tra uomo e donna in tema di reclutamento, grado, specializzazioni e incarichi nelle Forze Armate. Quando però, esattamente 22 anni fa, le caserme vennero aperte per la prima volta alle donne, la novità venne accolta con un misto di curiosità e scetticismo. Nessuno probabilmente poteva immaginare che oggi avremmo avuto così tante donne nell’Esercito come nella Marina, nell’Aeronautica come nell’Arma dei Carabinieri, in Polizia come nella Guardia di Finanza. Non solo: oggi ci sono donne comandanti di compagnia, alla guida di carri armati e a bordo di navi, bersagliere, alpine, paracadutiste e top gun, tanto brave da essere selezionate come future astronaute.

Bisognerà aspettare il 1992 per il primo esperimento di ‘donne soldato’: lo realizzò l’Esercito nella caserma dei ‘Lancieri di Montebello’, dove fu consentito a 29 ragazze di svolgere per 36 ore le normali attività di addestramento. E dopo di allora, bisognerà aspettare altri sette anni per vedere approvato, a larghissima maggioranza, il disegno di legge presentato, tra gli altri, dall’onorevole Valdo Spini: era il 29 settembre 1999. Il Parlamento dava così il via libera all’ingresso delle donne nelle Forze armate, pronte ad accoglierle nei propri ranghi a partire dal 2000. E non è un caso che la possibilità di reclutamento di personale femminile avvenne durante la fase attuativa del nuovo modello di Difesa, aderente a nuovi compiti e scenari operativi. Per assolvere ai quali sarebbe stato essenziale uno strumento professionale pienamente integrato con quelli dei Paesi europei e della Nato, che annoveravano già da molto tempo le donne soldato.

 

La legge 380 delegò il Governo a predisporre uno o più decreti per disciplinare l’istituzione del servizio militare volontario femminile. I decreti sono stati tre, uno dei quali riguardanti l’altezza: non meno di 1 metro e 61 (1 e 65 per i Carabinieri e i piloti). I primi bandi di concorso per le Accademie militari vennero pubblicati nella Gazzetta ufficiale del 4 gennaio 2000: il successo fu strepitoso, come dimostra il boom di domande. Basti citare il dato dell’Accademia di Modena: 12.462 aspiranti ufficiali per soli 155 posti a disposizione. Il grande numero di donne che, in poco tempo, hanno raggiunto posizioni di vertice nelle forze armate, dimostra che il sesso non conta, in questo come in tutti i settori, nel momento in cui ci si basa sui criteri di professionalità, competenza e preparazione. In tantissime sono oggi al comando di uomini soldati fortemente motivati. In ogni attività militare, la presenza femminile rappresenta ormai la “normalità”, sia in ambito nazionale che nelle operazioni internazionali. Dove proprio la componente femminile ha rappresentato e rappresenta una risorsa fondamentale nell’interazione con la popolazione civile locale e, di conseguenza, nel perseguimento delle finalità delle missioni e degli scopi di cooperazione civile-militare. Le donne in divisa contribuiscono dunque non solo alla sicurezza, ma sono un moltiplicatore di forza e di efficacia nella ricostruzione, nei processi di stabilizzazione e nel mantenimento della pace. Un impegno quotidiano a servizio del Paese che, giorno dopo giorno, tante donne onorano in tantissimi ruoli, che vanno da quelli ordinari a quelli dirigenziali.

Tuttavia, non è stato il ‘mestiere delle armi’ a rendere onore al coraggio, alla tenacia e alla forza che le donne hanno mostrato, da secoli, in tutti i campi. Ne è dimostrazione l’impegno diretto e decisivo che, ad esempio, molte di loro hanno avuto nella Resistenza italiana, per il quale 19 sono state decorate, non a caso, della Medaglia d’Oro al Valor Militare. Purtroppo per tanto, troppo tempo, si è ritenuto che l’ardimento e la temerarietà fossero qualità o prerogative necessariamente maschili. Quest’idea, figlia della stessa tradizione di esclusione che ha segnato la storia delle donne d’Italia e del mondo, la dice lunga sulla violenza degli stereotipi. Una cosa è certa, con o senza armi, condizionate o meno dalle circostanze storiche in cui vissero, negli anni hanno combattuto battaglie spesso sconosciute e silenziose, in piazza o nel perimetro delle quattro mura della propria casa, vinte o dimenticate.

Che però, passo dopo passo, sono servite ad arrivare a questo storico 20 ottobre 1999. Mamme, nonne, eroine: generazioni intere di ‘donne soldato’ senza uniforme, capaci di mettere in moto la grande storia, familiare o collettiva, senza avere eserciti dietro di sé. Lo hanno fatto accompagnando mariti, figli, figlie e nipoti nell’affrontare le battaglie della vita. Battaglie che le hanno viste sempre schierate accanto alle persone che amavano, nonostante, a volte, da queste o dalla società non venissero amate, considerate o rispettate a loro volta. Conobbero certo la paura, come tutti. Ma furono, e continuano a essere, la smentita vivente, ieri come oggi, di chi ritiene che la vera forza non stia nella propria volontà.

 

Nasce oggi

 

Luigi Lo Cascio nato il 20 ottobre 1967 a Palermo. È uno degli attori di punta del cinema italiano, insignito di prestigiosi riconoscimenti tra cui il David di Donatello del 2000 - al suo esordio cinematografico - come miglior attore protagonista ne ‘I cento passi’ in cui interpreta Peppino Impastato. Marco Tullio Giordana lo dirigerà in seguito anche nel pluripremiato ‘La meglio gioventù’ che gli varrà il Nastro d’argento. Nel 2001 vince la Coppa Volpi alla 58ma Mostra del Cinema di Venezia come miglior attore per ‘Luce dei miei occhi’. Esordisce come regista nel 2012 con ‘La città ideale’ mentre il 2018 segna il suo esordio narrativo con ‘Ogni ricordo un fiore’. Nel 2020 vince il David di Donatello come miglior attore non protagonista nel film ‘Il traditore’ di Marco Bellocchio.

 

Maurizio Costanzo