Kennedy, Castro e Kruscev
Kennedy, Castro e Kruscev

Firenze, 14 ottobre 2021 - Quel 14 ottobre del 1962 sembrava una domenica come tante di inizio autunno. Nessuno poteva immaginare che quel giorno avrebbe segnato l’inizio di una prova di forza tra Stati Uniti e Unione Sovietica che avrebbe tenuto il mondo col fiato sospeso. Passato alla storia come uno dei momenti più critici della Guerra Fredda: quello in cui si è arrivati più vicini a una guerra nucleare. Ma cosa accadde esattamente? Tutto è partito da alcune foto su Cuba scattate da un aereo spia U-2, pilotato dal maggiore Richard S. Heyser. Ore dopo i fotogrammi rivelano installazioni missilistiche in costruzione sull’isola. Le fotografie mostravano installazioni militari a pochi chilometri dalla cittadina di San Cristobal: la base missilistica sovietica avrebbe avuto una portata offensiva che includeva la costa atlantica statunitense e decine di Paesi del Centro e Sud America.

Il 16 ottobre le foto erano sul tavolo di John F. Kennedy, mentre il presidente faceva colazione: era l’inizio della crisi dei missili, che per quasi due settimane avrebbe tenuto il mondo sull’orlo di una terrificante guerra termonucleare tra Usa e Urss. Ma cos’era successo esattamente? E cosa c’era dietro quelle foto? In pratica, come reazione alla fallita invasione della Baia dei Porci del 1961 e alla presenza di missili balistici americani Jupiter in Turchia, il leader sovietico Nikita Kruscev decise di accettare la richiesta di Cuba di posizionare missili nucleari sull’isola per scoraggiare una possibile futura invasione. L’accordo venne raggiunto durante un incontro segreto tra Kruscev e Fidel Castro nel luglio 1962, e la realizzazione delle strutture di lancio dei missili venne avviata poco più tardi. Appena appresa la notizia, Kennedy istituì un comitato per la gestione dell’emergenza, l’Executive Committee (ExComm), di cui facevano parte tutti i pezzi grossi dell’amministrazione. Gli Stati Uniti allestirono un blocco militare per impedire che ulteriori missili potessero giungere a Cuba, annunciando che non avrebbero consentito nuove consegne di armi offensive a Cuba e chiedendo che i missili già presenti sull’isola fossero smantellati e restituiti all’Unione Sovietica. Le conversazioni del comitato ExComm furono registrate per ordine diretto di Kennedy, all’insaputa degli altri membri, e rese pubbliche con il passare degli anni. In un primo momento i vertici americani ipotizzarono un bombardamento mirato contro le installazioni, una stima parla di 10-20 mila vittime.

Ma non è finita: un altro U-2 scopriva intanto ulteriori rampe missilistiche lungo le coste settentrionali dell’isola, dotate di vettori cruise. Kennedy decide allora di avviare il blocco navale, e il 22 ottobre lo annunciò in un celebre discorso radio-televisivo. “Questa decisione di posizionare armi strategiche per la prima volta al di fuori del territorio sovietico è chiaramente una provocazione... La strada che abbiamo scelto è piena di pericoli... Il prezzo della libertà è sempre alto, e gli americani lo hanno sempre pagato. E una strada che non sceglieremo mai - disse Kennedy - è quella di arrenderci o essere sottomessi”.

Due giorni più tardi, il 24 ottobre, 450 unità e quattro portaerei della classe Forrestal da 60 mila tonnellate si schierarono al limite delle acque territoriali cubane in attesa di 25 unità mercantili sovietiche dirette verso l’Avana e distanti un giorno di navigazione dalla linea ‘di quarantena’ navale americana. Nei cieli intanto, 650 aerei, tra i quali i bombardieri B47, B52 e B58, sfrecciavano per un servizio permanente di sorveglianza. Fidel Castro, con toni spettacolari, annunciava di aver assunto il comando dell’Esercito, mettendo il Paese in stato di allerta. Da Mosca il leader del Cremlino, Nikita Kruscev, bollò la decisione di Kennedy come un ‘atto di pirateria’. Negli Stati Uniti migliaia di persone si misero in coda per accaparrare generi alimentari da stipare nei rifugi antiatomici.

Il 25 ottobre il livello militare di allerta americana salì a Defcon 2, il più alto nella storia Usa. Per fare un termine di paragone, in occasione degli attacchi dell’11 settembre 2001 venne lanciato Defcon 1, ‘attacco in corso’. Solo dopo un lungo periodo di stretti negoziati venne raggiunto un accordo tra il presidente americano e quello russo. Pubblicamente, i sovietici avrebbero smantellato le loro armi offensive a Cuba e le avrebbero riportate in patria, sotto verifica da parte delle Nazioni Unite. Il 26 ottobre Mosca rese noto la propria disponibilità a rimuovere i missili, dopo aver ordinato al convoglio di navi russe di fermarsi, con la promessa che gli Usa non avrebbero invaso Cuba. Ma il giorno successivo, l’abbattimento di un U-2 sui cieli cubani riaprì lo scontro tra ‘falchi’ e ‘colombe’ su entrambi i fronti, riguardo alla necessità di un epilogo militare.

Poche ore prima Fidel Castro aveva chiesto all’Urss, in una lettera a Kruscev, di lanciare un attacco nucleare preventivo: se gli americani avessero cercato di invadere Cuba “sarà il momento di eliminare per sempre un simile pericolo. Si tratterebbe di un atto di legittima difesa, duro e terribile, ma non esisterebbe altra soluzione”. E tuttavia, in quel frangente, fu la nomenklatura sovietica a esitare, ignorando di fatto il furore rivoluzionario di Castro, o del ‘Che. Seguiranno febbrili consultazioni, fino a quando, il 28 ottobre, Kruscev annunciò alla radio la definitiva rimozione dei missili, in cambio di un impegno formale degli Usa a non invadere l’isola. I negoziati tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica misero in evidenza la necessità di una rapida, chiara e diretta linea di comunicazione riservata e dedicata. Di conseguenza, venne realizzata la cosiddetta linea rossa Mosca-Washington. Oltre 30 anni più tardi diventerà pubblico un ulteriore impegno segreto: gli Stati Uniti avrebbero anche acconsentito a smantellare i missili nucleari Jupiter da Turchia, Italia e Gran Bretagna. Un impegno preso in quell’ottobre del 1962 dal presidente Kennedy, che verrà ucciso poco più di un anno dopo a Dallas, in circostanze rimaste in parte ancora da accertare.

 

Nasce oggi

 

Hannah Arendt, nata il 14 ottobre 1906 a Linden-Mitte, Hannover, Germania. È stata una politologa, filosofa e storica tedesca naturalizzata statunitense, autrice di importanti opere di filosofia politica. Tra i suoi libri più famosi, il saggio ‘La banalità del male’. Ha detto: “L’alto concetto del progresso umano è stato privato del suo senso storico e degradato a mero fatto naturale, sicchè il figlio è sempre migliore e più saggio del padre, e il nipote più libero di pregiudizi del nonno. Alla luce di simili sviluppi, dimenticare è diventato un dovere sacro, la mancanza di esperienza un privilegio e l’ignoranza una garanzia di successo”.

 

Maurizio Costanzo