Enrico Fermi
Enrico Fermi

Firenze, 2 dicembre 2021 - La scienza di per sé non è né buona né cattiva. È uno strumento nelle mani dell’uomo, le cui conoscenze possono essere vantaggiose e benefiche, oppure dannose per l’umanità. È il caso della prima ‘pila’ atomica, chiamata ‘Chicago Pile- 1’ , che aveva prodotto la prima reazione nucleare a catena autoalimentata e controllata della storia. Enrico Fermi e i suoi collaboratori dell’Università di Chicago erano riusciti ad accenderla, in uno dei vari impianti del ‘Progetto Manhattan’. La scoperta venne annunciata dagli Stati Uniti, il 2 dicembre 1942, con questo messaggio in codice: “Il navigatore italiano è sbarcato nel nuovo mondo”.

Costretto a lasciare l’Italia nel 1938 in seguito all’approvazione delle leggi razziali, poiché sua moglie Laura era di origini ebraiche, Fermi era arrivato negli Stati Uniti approfittando del viaggio a Stoccolma, dove nel dicembre del 1938 gli era stato conferito il Nobel per la Fisica per le sue ricerche sui segreti del nucleo dell’atomo. Nel laboratorio di Chicago aveva trovato collaboratori di primo piano, con i quali riuscì a completare la costruzione del primo reattore nucleare. Un risultato che segnava una nuova era per la fisica e per la produzione di energia.

La pila era formata da un nocciolo di uranio e blocchi di grafite, con barre di sicurezza in cadmio che servivano a controllare la reazione a catena, per evitare che divenisse esplosiva. Il primo reattore nucleare della storia era stato costruito in segreto sotto le tribune di un campo sportivo abbandonato dell’università di Chicago. Fermi era ben consapevole che il suo esperimento avrebbe potuto essere pericoloso. Per questo realizzò a tappe quella che definì una “pila grezza di mattoni neri e travi in legno”, fermandosi di volta in volta, per monitorare che il livello delle radiazioni corrispondesse ai suoi calcoli. Se le sue ricerche, e poi quelle del Progetto Manhattan che portarono alla bomba atomica, hanno fatto discutere e perfino generato sfiducia e diffidenza nella scienza, è al lavoro di Ferni che si deve la possibilità di esplorare la strada che porta a nuove forme di energia, sicure e rispettose dell’ambiente, come quella basata sulla fusione nucleare, che riproduce i processi che avvengono nel cuore delle stelle.

Dunque, la ricerca di nuove forme di energia è oggi possibile grazie agli esperimenti pionieristici di Fermi. E la sua ‘pila’ non ha solo permesso di dimostrare che è possibile utilizzare l’energia nucleare. Ha infatti anche consentito di comprendere la struttura più intima della materia e delle forze che governano l’universo. Quanto alla ‘pila di Fermi’, nel 1943 è stata trasferita nell’Argonne National Laboratory, a sud-ovest di Chicago, dove nel 1956 è stata seppellita. Una pietra indica il luogo in cui, nel bene e nel male, è stata sepolta.

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