Firenze, 28 luglio 2011 - STA PER SALTARE un tappo storico, per questa città e per l’Italia: l’Autosole che dal casello di Firenze nord corre verso quello di Firenze sud, per avviarsi poi verso a Roma, ha finalmente la terza corsia. Dopo otto anni di lavori si scioglie il «nodo fiorentino», ossia quella strozzatura anomala e finora mai risolta dell’Autosole, capace di spaccare il Paese in due solo per un Tir finito di traverso.

 

Mancano le ultime sistemazioni al guard rail e il collaudo ai sistemi di controllo delle nuove gallerie. Operai e tecnici sono impegnati in una corsa contro il tempo: perché l’obiettivo di «Autostrade» è quello di aprire l’intero tratto fra il 3 e il 6 agosto, ossia nei giorni dell’esodo 2011. Anche per accogliere la sollecitazione del ministro delle infrastrutture, Altero Matteoli: «Dopo il rogo della stazione di Roma Tiburtina abbiamo problemi con i treni, vediamo allora se è possibile facilitare un poco i viaggi in macchina».

 

Per completare l’altro tratto, da Firenze sud a Firenze nord, ci vorrà ancora un anno e mezzo. Poi dovrà arrivare la terza corsia da Firenze nord a Barberino, per collegarsi alla Variante di valico che scende da Bologna e che è ormai in via di completamento. E naturalmente servirà l’altra terza corsia: da Firenze sud a Incisa, per rendere più facile la corsa verso il Meridione. Per entrambe le opere, sempre il 3 agosto, è prevista la firma congiunta Governo-Regione-Autostrade. Una firma che equivale al «via libera», cioè all’apertura dei cantieri.
 

INTANTO, cinquantun anni dopo l’inaugurazione dell’Autosole, questo è il primo «allargamento» importante all’altezza di Firenze. E’ vero che è stato preceduto da polemiche roventi, da manifestazioni di protesta, da petizioni firmate perfino da uomini di grande prestigio come il compianto poeta Mario Luzi. Ma è altrettanto vero che il «tappo» doveva saltare. L’Italia deve modernizzarsi, deve battere la crisi, deve snellire le comunicazioni, deve abbreviare i tappi e cancellare i ritardi.

 

Pensate: l’Autosole venne concepita per meno di ventimila passaggi al giorno. Oggi, soprattutto nel tratto Firenze nord-Certosa si superano i centomila. Siamo al secondo posto nella classifica nazionale dei tratti autostradali più battuti dietro alla Milano-Brescia: che però fa viaggiare auto e Tir su quattro corsie.
L’alternativa all’allargamento era la bretella Barberino-Incisa. Soluzione migliore: perché capace di baypassare Firenze, trasformando i venti chilometri dell’anello autostradale in una tangenziale che Dio sa quanto sarebbe stata utile a una città malata di traffico come la nostra. Tuttavia, almeno per il momento, può andar bene così. Poi, nel 2015, la Regione Toscana sarà chiamata a valutare le nuove necessità e a decidere se l’ipotesi della bretella Barberino-Incisa dev’essere rispolverata.

 

Valutiamo l’evento: le tre corsie — con velocità momentaneamente limitata a 90 all’ora — permetteranno di coprire i venti chilometri del tratto fiorentino, in sostanza da Peretola a Bagno a Ripoli, in 15-16 minuti. E in caso d’incidente almeno una corsia è destinata a restar libera. O a essere liberata rapidamente.
 

A VOLER ESSERE precisi, il tratto che deve essere aperto è di 14 chilometri. Perchè i primi sei, da Firenze nord a Scandicci, sono percorribili già da più di tre anni. Ma il fatto importante è avere finalmente l’intero pezzo d’autostrada potenziato. Con cinque gallerie nuove: quella di Casellina (artificiale e già in funzione), la nuova Melarancio (lunga un chilometro), la Melarancio due (artificiale, lunga 250 metri), Lastrone (artificiale, 100 metri), la nuova Pozzolatico (due chilometri e 400 metri, già parzialmente aperta su una sola corsia per chi entra da Certosa).
 

Tutte le gallerie hanno display e «frecciacroce» su ogni corsia (verde per il via libera, rossa per lo stop). Telecamere intelligenti collegate con la nuova centrale operativa di Firenze nord faranno scattare l’allarme in tempo reale in caso d’incidente, d’incendio o d’intoppo vario. Tecnologicamente è tutto più nuovo anche rispetto alla Variante di valico.
Durante la costruzione sono capitate molte cose: perfino crolli in galleria, o «fornelli», come li chiamano i geologi. Ma la chiusura dei cantieri è vicina. Non siamo al «tetto», come dicevano i muratori di una volta: siamo al «tappo». Che, saltando, ci libererà dal grande ingorgo. sandro.bennucci@lanazione.net