Perugia, 23 ottobre 2020 - Da Regione Covid free a zona ad alto rischio contagio. Tutto in un paio di mesi o poco più. L’Umbria, che ieri era tra le regioni pandemiche con più casi (407 nuovi positivi su 4.006 tamponi eseguiti, due decessi e 21 nuovi ricoveri) ai primi di luglio poteva vantare un Rt 0, tanto da diventare una delle mete preferite dagli italiani per le vacanze. Quei dati avevano alimentato la speranza. Ma l’illusione è durata poco. La curva dei contagi, dopo un agosto turistico da “tutto esaurito“ o quasi, ha cominciato prima lentamente e poi sempre più velocemente a risalire (nella settimana dal 15 al 22 ottobre c’è stata una variazione di +1.848 casi, +107 ricoveri di cui + 10 in terapia intensiva).

Scuole chiuse in diverse città con migliaia di studenti e professori in isolamento. E a finire in quarantena,dopo la scoperta di un positivo, ieri è stata anche tutta la Giunta comunale di Amelia. L’evoluzione "rapidissima e preoccupante", così l’ha definita il commissario all’emergenza Antonio Onnis, ha costretto la Regione a riorganizzare la rete ospedaliera per creare più posti per pazienti Covid e anche a cambiare strategia. Visto l’affanno in cui è entrato il sistema di tracciamento si è deciso di non effettuare più tamponi ai contatti stretti, anche conviventi (vanno direttamente in quarantena) dei positivi se non in presenza di sintomi.
Non è facile capire cosa sia accaduto, che cosa abbia capovolto così radicalmente la situazione del territorio tanto da far inserire l’Umbria perfino nella lista nera della Germania (da oggi gli umbri diretti nelle città tedesche verranno messi in quarantena al loro arrivo). Ma c’è chi, come Fabrizio Stracci, epidemiologo dell’Università di Perugia qualche idea se l’è fatta. "Intanto nella nuova diffusione dell’epidemia è cambiata la distribuzione dell’età. Oggi il virus gira soprattutto tra i giovani dai 16 ai 30 anni. Ma quello che all’inizio ci è sembrato un bene perché spesso si trattava e si tratta di asintomatici o con sintomi lievi, è diventato il problema per la maggiore difficoltà a identificare chi diffonde i contagi".
 

Vacanzieri prima e studenti poi hanno portato il virus direttamente nelle case degli umbri? "Diciamo che il problema è ciò che è accaduto prima al rientro dalle vacanze con asintomatici sfuggiti ai controlli e poi non tanto all’interno ma all’esterno delle scuole. Gli spostamenti e i contatti diciamo “disinvolti“ tra i giovani e non solo". E adesso? "È necessario intervenire per ridurre spostamenti e contatti, altrimenti i servizi sanitari entrano in sofferenza".
 

E il tracciamento? "Funziona fino a quando il numero dei casi è contenuto. Poi diventa uno strumento ausiliario, non è in grado di arrestare il virus. Servono altre strategie: riduzione degli spostamenti e dei contatti tra le persone". Rischiamo un nuovo lockdown? "È una scelta che spetta alla politica. Certo, il sistema sanitario umbro è sotto pressione. Abbiamo perso il controllo della situazione con quello che facevano prima, ovvero tamponi, contact tracing, igiene e distanziamento. Adesso ci vogliono interventi più duri. È rischioso aspettare. Ripeto, è una scelta della politica ma secondo me ha senso interrompere in maniera tempestiva la curva dei contagi prima che ci costringa a farlo l’evidenza".