Pecore elettriche
Pecore elettriche

Firenze, 12 settembre 2021 - Lo storico Alessandro Barbero, volto ma soprattuto voce nota al pubblico grazie al suo podcast, ha firmato l’appello dei professori universitari contro il green pass nelle Università, tra i quali ci sono anche molti docenti toscani.

L’appello contiene una premessa e una precisazione scivolosa; i firmatari dicono di non essere dei no vax perché moltissimi di loro si sono liberamente vaccinati, ma non vogliono il green pass per accedere in luoghi ad alta concentrazione, cioè le aule universitarie.

Scrivono: “Quella del ‘green pass’ è una misura straordinaria, peraltro dai contorni applicativi tutt’altro che chiari, che, come tale, comporta rischi evidenti, soprattutto se dovesse essere prorogata oltre il 31 dicembre, facendo affiorare alla mente altri precedenti storici che mai avremmo voluto ripercorrere”.

Ora, visto che Barbero fa appunto lo storico di mestiere, sarebbe interessante sapere quali sono questi precedenti storici. Oppure si firmano appelli con frasi allusive senza riferimenti circostanziati?

Ciò detto, Barbero è un magnifico divulgatore, anche al netto delle sue discutibili idee politiche. C’è chi vorrebbe togliergli il diritto di parola, come il direttore di Domani, Stefano Feltri: “In questi tempi di ferro, al fuoco si risponde col fuoco. Studenti e professori vaccinati dovrebbero rifiutarsi di collaborare con chi, per un capriccio antiscientifico, vuole esporli al rischio di contrarre la peste della nostra epoca. Ora sappiamo i nomi di chi non si fa scrupoli a mettere a rischio la nostra salute”, ha scritto Feltri.

Segue l’invito a boicottare i libri, i video su YouTube e i podcast di chi ha firmato l’appello. “Il messaggio arriverà forte e chiaro”. Diciamolo forte e chiaro, allora: l’appello è irricevibile, chi lo ha firmato non rende un buon servizio alla propria onestà intellettuale, ma privarci delle lezioni di storia di Barbero - nelle quali non si parla di green pass - è una scemenza.

Uno degli aspetti più pericolosi della “cancel culture”, che secondo i progressisti sarebbe solo un’invenzione della destra (come no!), è la mancanza di distinzione e discernimento. Si può criticare e attaccare Barbero per aver firmato quell’appello ma continuare ad ascoltarlo quando parla di Dante.

La pretesa di eliminare integralmente una voce dal dibattito pubblico soltanto perché, in privato o in pubblico, ha avuto un comportamento discutibile o criticabile è una aberrazione. Onestamente, non se ne può più di liste di buoni e cattivi. Sull’ultimo numero di The Atlantic, Anne Applebaum, autrice de “Il tramonto della democrazia.

Il fallimento della politica e il fascino dell’autoritarismo”, si interroga in un bellissimo saggio sui “nuovi puritani” su quanti manoscritti rimangano chiusi nei cassetti per il timore degli autori di subire giudizi arbitrari e sommari via Internet. “Quanta vita intellettuale è ora soffocata dalla paura di come potrebbe apparire un commento mal formulato, se preso fuori contesto e diffuso su Twitter?”, si chiede Applebaum. Ecco.

pecore.elettriche@lanazione.net