Pecore elettriche
Pecore elettriche

Firenze, 19 settembre 2021 - Ma quanto dura il governo Draghi? L’avvicinarsi dell’elezione del nuovo Capo dello Stato potrebbe far pensare che tra pochi mesi il presidente del Consiglio in carica si trasferirà al Quirinale, lasciando così il vuoto a Palazzo Chigi. Simili aspettative però potrebbero essere grandemente deluse. Perché Draghi dovrebbe lasciare incompiuto il lavoro che sta portando avanti, specie in un momento di emergenza sanitaria tutt’altro che conclusa? Oltretutto, si aprirebbe la questione: e ora chi fa il capo del governo?

I partiti, anche quelli che compongono l’attuale maggioranza, sembrano avere molti aspiranti presidenti della Repubblica ma nessun "premier". Draghi è anzi il loro commissario, il supplente di lusso della classe dirigente politica. È dunque destinato a restare lì dov’è, almeno fino al 2023. Enrico Letta, segretario del Pd, ha già dato il via libera. La stessa Lega, grazie a Giancarlo Giorgetti e ai governatori governisti, non è minimamente intenzionata a fare a meno di Draghi. Trovare il successore di Sergio Mattarella sarà invece meno problematico. C’è anche chi si chiede se non sia arrivato il momento di una donna al Quirinale, e anche in quel caso i nomi non mancano. In teoria, ci sarebbe pure Marta Cartabia, ministra della Giustizia. I problemi insomma non verranno oggi, o fra sei mesi, ma nel 2023, quando si tornerà alle elezioni politiche. Il panico nei partiti e nei leader è così elevato che già ci si interroga su come farlo restare anche dopo. Per questo nascono, qua e là, idee su ipotetici partiti di Draghi.

Bisogna però tenere conto che l’ex presidente della Bce non è Mario Monti. Non fonderebbe probabilmente mai una Scelta Civica draghiana destinata a sciogliersi presto. Altri però potrebbero ispirarsi a una sua iniziativa, questo sì, per creare un movimento attorno al suo nome. Il limite di questa operazione però sarebbe evidente: i partiti funzionano se ci sono i leader che lavorano in prima persona, non se da dietro le quinte sono all’opera gli ispiratori, per quanto di successo, che pure servono.

Per gli scombussolati attori del teatrino politico tuttavia questa sarebbe un’occasione da non perdere. Grazie a Draghi potrebbero riacquistare legittimità, non fosse altro indirettamente, per il sostegno concesso a questo governo in un momento complesso come questo. Naturalmente, neanche Draghi è immune dalle crisi di consenso. Se gli ambiziosi obiettivi del Pnrr non verranno concretizzati, se le conseguenze socio-economiche dell’emergenza sanitaria non verranno fermate o quantomeno rallentate, allora anche Draghi passerà alla cronaca come l’ennesimo salvatore della patria che ha suscitato molte aspettative. In due anni e mezzo di governo, però, si può fare molto. Anche piantare un seme per i successivi cinque.

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