La direttrice de La Nazione Agnese Pini
La direttrice de La Nazione Agnese Pini

Firenze, 26 marzo 2020 - Nei racconti dei miei nonni, gli americani che arrivavano a liberarci dal nazifascismo hanno sempre le tasche piene di squisite barrette di cioccolato Hershey da regalare con larghi sorrisi e quell’accento che ce li ha resi prima alleati, poi amici, poi miti di un immaginario collettivo destinato a durare generazioni. Vedendo in questi giorni le foto degli aerei cinesi pieni di medici rassicuranti, e poi di mascherine e di caschi per la respirazione – non ultima la delegazione sbarcata ieri a Malpensa per la Toscana – ho ripensato ai racconti sui soldati a stelle e strisce: e il parallelismo con l’oggi riesce fin troppo facile.

Una cosa sola mancava alla Cina, che da tempo ha conquistato un indiscusso primato economico mondiale: la capacità di fare breccia in quello stesso immaginario collettivo che conquista i popoli molto più della moneta e dell’industria. Parlo di film, cibo, canzoni e tutto ciò che fa «way of life». La Cina è ancora percepita in occidente con diffidenza se non proprio con sprezzante pregiudizio. Vi ricordate la gaffe del governatore Zaia sui «cinesi che mangiano topi vivi»? È appena di qualche giorno fa. Ebbene: oggi l’impressione è che il grande vuoto lasciato dai neo isolazionisti Usa e dalla stanca Ue nella gestione di questa crisi non a torto da molti chiamata guerra – «la terza guerra mondiale» – possa essere riempito dalla super potenza che per prima è uscita, o dice di essere uscita, dall’incubo coronavirus.

La Cina di Xi Jinping sta portando avanti un’operazione umanitaria nei confronti dell’Italia che si tradurrà in una grande operazione culturale: a dramma finito, nella nostra memoria collettiva resteranno i medici cinesi con i loro sorrisi, le loro rassicurazioni e quella straordinaria scritta sui pacchi di mascherine, accanto alle due bandiere vicine, quella italiana e quella cinese: «Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino». Quasi meglio della cioccolata Hershey. Tutto ciò avrà delle conseguenze: non parlo tanto o solo degli equilibri geopolitici e degli scambi economici internazionali. Parlo di come noi, persone comuni, guarderemo i cinesi dopo questo loro sforzo. Dal «virus cinese» – come si ostina a dire Trump – al «ci hanno aiutato i cinesi» il passo è meno lungo di come sembra. Del resto per vincere una guerra a volte è più utile una mascherina, o un pezzo di cioccolata, che un carro armato.