Cartello segnala l'obbligo di distanza minima
Cartello segnala l'obbligo di distanza minima

Firenze, 27 marzo 2020 - La domandina, come dicevano le maestre di una volta, quando le scuole erano scuole e loro non apparivano solo nel video di un pc, è questa: quanto misura un metro? Misura troppo poco quando s’avvicina il tizio dall’aria sporca che proprio non si capisce perché possa andare a fare la spesa come noi; oppure un metro misura troppo quando la commessa del supermercato ci guarda storto perché abbiamo cominciato a imbustare gli acquisti infrangendo la regola della distanza di sicurezza.

E allora pensiamoci: sui giornali, in televisione, su internet celebriamo come eroi i medici e gli infermieri che si sottopongono a ritmi massacranti e a rischi altissimi per curarci. Ci commuovono, ci fanno pensare all’Italia che piace e combatte e resiste e alla fine vince. Tutto bene finché sono lontani. Ma nei palazzi dove vivono con le loro famiglie sono apparsi cartelli strani, opachi avvertimenti: "Gentile dottoressa, non usi gli spazi comuni". Come a dire: non infettarci.

Ai volontari delle ambulanze, donne e uomini che gratuitamente e per passione ci portano all’ospedale quando stiamo male, sta andando anche peggio: alcuni dei loro datori di lavoro li hanno tenuti a casa per evitare che contagiassero il resto della ciurma e che la produzione finisse ko. Lo hanno fatto in spregio alla legge, alle regole, al buonsenso e a ogni sentimento che profumi di umanità. Niente di nuovo sotto il sole, tanto è vero che ricordiamo perfettamente chi, l’anno scorso, ci ha attaccato il raffreddore, ma proprio non sappiamo dire a chi l’abbiamo dato noi.

Gli untori, del resto, sono sempre gli altri. Perché non è vero che, nella difficoltà, diventiamo migliori. Oggi la retorica non funziona, non è nemmeno utile. Semplicemente, la paura ci fa più brutti, più piccoli, più insicuri. E, a volte, più cattivi.
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