Agnese Pini
Agnese Pini

Firenze, 18 agosto 2019 - Date anche a noi, per favore, un cavallo scosso. Dateci un fuoriclasse che vinca nonostante tutti e tutto, lanciato in un galoppo spavaldo e anarchico. Fateci sognare un po’, come il mezzosangue Remorex sul tufo di Siena, trionfatore di un Palio impossibile, selvaggio al traguardo dopo aver disarcionato il fantino. Ne avremmo bisogno per tornare a sperare.

E invece questa politica agostana, questa crisi più di nervi che di governo, questo strappo di maggioranza che da tragedia annunciata è già diventato farsetta, al massimo può assomigliare al fantino del Bruco, che leva al cielo il suo frustino in segno di vittoria ma poi subito negli occhi gli passa il lampo amaro della disillusione: pensava di avere il primo posto in pugno, e si ritrova solo secondo.

Se il paragone viene fin troppo facile fra il povero Bruco e Capitan Salvini – che una settimana fa era convinto di potersi prendere il Paese e che ora naviga a vista – resta da capire chi possa essere il nostro cavallo scosso. Non è Renzi, che ha tentato il fugone in avanti con un’apertura ai 5 Stelle, bruciando il segretario Zingaretti e finendo però con lo spaccare il partito (il suo partito), mentre qualcuno più cinico degli altri sente in sottofondo: «Nicola stai sereno». Non è Zingaretti, appunto, rimasto indietro – lui sì – nella foga della corsa, col cavallo azzoppato dalla fustigata del senatore semplice di Scandicci. Non è nemmeno Di Maio, che se fa recuperare qualche punto ai suoi 5 stelle non ci riesce tanto per meriti personali, quanto per manifesti errori del suo ex amico ed ex alleato Salvini.

Non può, infine, essere il silente Conte, lui che almeno ha capito una lezione in più rispetto agli onorevoli colleghi: ovvero che in politica, talvolta, a stare zitti ci si guadagna se non altro in belle figure. Proprio come nelle corse paliesche. È dunque per tutti, questa, la politica del Bruco, della vittoria solo immaginata, del frustino a mezz’aria che non fa felice nessuno e lascia scontenti tutti. Noi per primi, che restiamo a guardare e ci tocca anche pagare il biglietto, sperando in un cavallo prodigio di cui al momento non sentiamo neppure il rumore degli zoccoli sul tufo.