Genitori guardano la partita dei figli dall'esterno del campo
Genitori guardano la partita dei figli dall'esterno del campo


Firenze, 12 ottobre 2020 - Si sono arrampicati sulle scale e seduti sui trabattelli, hanno scalato costoni, hanno cercato pertugi tra le reti e sono saliti pure su tetti, ponti e viadotti, pur di non perdersi un gol, un assist, un dribbling o una parata del proprio beniamino familiare. Scene da weekend di calcio dilettantistico e giovanile, ma a porte chiuse. Campi sportivi sbarrati a genitori e tifosi del cosiddetto “calcio minore“: una applicazione delle norme che nessuno, nel movimento del pallone ha digerito. Dal presidente della Figc toscana, Paolo Mangini, fino ai dirigenti delle società, che dopo i sacrifici e le spese per ripartire in sicurezza, si sono visti negare, a pochi minuti dall’apertura dei cancelli, sabato, la possibilità di condividere con i supporter il primo inizio di campionato in epoca di Covid. I genitori che hanno accompagnato i figli all’esordio di questa stranissima stagione, si sono arrangiati come han potuto, dimostrando creatività e attaccamento, tanto che lo stesso Mangini, commentando le foto dagli stadi che gli sono arrivate sul telefonino, retoricamente si chiede: "Ma se quei genitori fossero stati sulle tribune, non sarebbero stati più distanziati? ".
Ma ora il calcio , e tutto lo sport dilettantistico in generale, vive con apprensione quelle che saranno le scelte che verranno adottate nel prossimo Dpcm. Lo sport ’di contatto’ amatoriale pare destinato al sacrificio in nome del contenimento dei contagi, ma non bisogna fare confusione tra le attività. Di certo, c’è bisogno di regole stabili per affrontare una stagione segnata, per ora, da maggiori costi (basta pensare alle sanificazioni o all’organizzazione per accogliere il pubblico che era stato ammesso a tornei ed amichevoli) e minori entrate. Le porte chiuse fanno paura. Fanno paura alla “cassetta“, agli incassi di bar e ristoranti, ai contratti di sponsorizzazione: anche se si parla di cifre esigue, sono comunque il pane per le realtà dilettantistiche.
Tanto che, se il Dpcm garantisse l’attività ma non il pubblico, potrebbero essere le stesse società a volersi fermare.