Giorgio La Cava
Giorgio La Cava

Arezzo, 5 luglio 2020 - "Adesso basta. Avevo salvato l'Arezzo trovando questo pomeriggio l'intesa per la cessione, ma dopo quello striscione mollo tutto". Giorgio La Cava è un fiume in piena. Il presidente è arrabbiato con lo striscione che i tifosi hanno affisso nel pomeriggio fuori dalla sua abitazione. "Perchè non li hanno messi sotto casa di Matteoni o Gatto? Io di soldi nell'Arezzo ne ho messi sempre tanti ed ho sempre agito spinto dalla passione" prosegue La Cava.

"Da giorni lavoro per trovare l'accordo con i giocatori - spiega il presidente - questo pomeriggio avevo ricevuto la chiamata di un imprenditore romano cento volte più forte di me. Voleva l'Arezzo a patto che io restassi in società con lui. Era tutto fatto: giovedì ci saremmo incontrati. Poi ho visto quello striscione e l'ho richiamato. Meglio non fare nulla, Arezzo non lo merita dopo quel messaggio. Ho detto a quell'imprenditore che forse farebbe bene a non investire nel calcio".

La Cava è intenzionato a presentare una denuncia contro ignoti. "Ci sono telecamere in quella zona, vedremo cosa verrà fuori. Intanto ho avvisato la Digos di Arezzo. Adesso però basta, mollo tutto. Chi vuole l'Arezzo è bene si faccia avanti e andiamo dal notaio. Io da oggi ho chiuso".

La notizia di una trattativa che era praticamente chiusa con un imprenditore romano ha causato come reazione la fine di quella con il gruppo Stanzione. Tramite una nota stampa l'immobiliarista romano si è ufficialmente tirato indietro. Ecco il testo del comunicato.

"Apprendiamo da un'intervista rilasciata dal presidente Giorgio La Cava e pubblicata nella serata di oggi di due fatti mai sino ad ora emersi nel corso delle trattative intercorse con il gruppo rappresentato dal dottor Stanzione: che la società viene ceduta così com'è a chiunque sia interessato e che "un imprenditore romano cento volte più forte di me, di cui non faccio il nome per rispetto, si era fatto avanti per rilevare l'Arezzo a patto che restassi anche io. Dopo questo striscione ho fermato tutto, l'ho chiamato e gli ho detto che non se ne fa nulla e che forse è meglio che non investa nel calcio". Siamo letteralmente basiti ed esterrefatti per quanto espresso.
Da un lato, abbiamo appreso, peraltro attraverso i giornali e non direttamente dal presidente o dai suoi professionisti delegati, che il presidente ha intenzione di cedere, anzi appioppare la società, con tutti i fardelli che si porta appresso (indebitamento,costi di gestione, riapianamento da effettuarsi, contratti pluriennali ecc.),appunto così com'è a chiunque ne sia interessato: per quanto ci riguarda, non erano questi i patti e gli accordi preventivi, come ben precisato sin dalla riunione tra le parti svoltasi il 19 giugno scorso presso gli uffici del dottor Stanzione in Roma. Dall'altro veniamo informati che, mentre siamo in attesa di conoscere l'esito delle trattative in corso con i tesserati per la riduzione degli emolumenti, di cui sempre in quella riunione il presidente si era fatto carico con l'obiettivo che venissero corrisposti due stipendi dei quattro in scadenza o scaduti, il presidente aveva già organizzato un incontro con altro soggetto interessato all'acquisizione della società già fissando un appuntamento dal notaio per giovedì prossimo. Il gruppo rappresentato dal dottor Andrea Stanzione è composto da imprenditori seri, titolari di attività aziendali note a livello nazionale, che mai, nella propria vita professionale, si sono trovati in una condizione simile: nessuno di loro è disposto ad essere preso in giro o ad essere strumentalizzato. Quanto rivelato con l'intervista serale dal presidente Giorgio La Cava è riconducibile ad una condotta inaccettabile, scorretta e irrispettosa degli interlocutori che sino a questa sera si sono invece dimostrati seriamente interessati ad rilevare le quote dell'Arezzo alle condizioni prospettate. La trattativa quindi per quanto riguarda il gruppo rappresentato dal dottor Andrea Stanzione termina irrimediabilmente qui, con grande rammarico e con profonda irritazione per come è stata condotta nel finale dalla controparte".