Antonio Valentin Angelillo
Antonio Valentin Angelillo

Arezzo, 8 gennaio 2018 -  "E' una grande perdita anche per me quella di Angelillo. Con lui mi rilanciai e tornai a ottimi livelli vincendo con l'Arezzo la Coppa Italia di C nell'81 e il campionato con la storica promozione in B nell'82 oltre a due buoni, anzi uno in particolare addirittura  ottimo campionato di B", dice  Domenico Neri, bandiera del calcio amaranto e protagonista di quegli anni. Antonio Valentin Angelillo è scomparso venerdì scorso all'ospedale di Siena, a 80 anni e i funerali ci saranno in forma strettamente privata nei prossimi giorni, probabilmente fra domani e mercoledì.

Andrea Mangoni era il capitano di quell'Arezzo: "Anch'io ero molto legato ad Angelillo. Sono molto addolorato, vedremo di organizzare qualcosa in suo ricordo".

<Se sono diventato un calciatore professionista lo devo a lui». Così risponde Stefano Butti, recordman di presenze in amaranto, quando ricorda Antonio Angelillo.
La scomparsa dell’ex tecnico amaranto, autore della promozione e della vittoria in Coppia Italia di serie C negli anni ’80, è stata un autentico fulmine a ciel sereno.
«Siamo sempre rimasti in contatto anche con la famiglia – raccontano Pino Pellicanò e Butti – sapevamo che aveva qualche problema di salute ma siamo rimasti colpiti sabato quando abbiamo appreso la notizia».
E proprio due dei suoi ex giocatori in amaranto come Pellicanò e Butti ricordano “l’angelo dalla faccia sporca”, primatista di reti segnate in un campionato di serie A. 
«Arrivai ad Arezzo poco più che maggiorenne – prosegue Butti – il primo periodo in amaranto non fu dei migliori. Giocavo poco e trovavo poco spazio anche in allenamento. Io come tutti gli altri giovani. La società poi affidò la panchina ad Angelillo che iniziò a puntare su di noi, seguendoci passo dopo passo. Era un padre che aveva creato una famiglia all’interno dello spogliatoio».
Memorabili gli allenamenti e il rito al termine della consueta partitella in famiglia. «Anche se appesantito non restava mai fuori dalla mischia e come ci teneva a vincere - confessa Butti - anche perchè chi perdeva a fine allenamento doveva pagare la merenda a tutta la squadra».
E poi c’erano le sfide con Pino Pellicanò.
«Aveva un tiro incredibile per potenza e precisione. Mi sfidava spesso in allenamento e se riusciva a segnarmi mi prendeva in giro – racconta Pellicanò – se sono arrivato in alto in carriera lo deve a lui. A mio avviso insieme ad Eriksson è stao il miglior allenatore che ho avuto. Fu lui a volermi in amaranto». 
Solare e soprattutto sempre pronto alla battuta e allo scherzo anche quando parlava di calcio con il presidente Narciso Terziani. «Angelillo era riuscito a creare un affiatamento incredibile tra tutte le componenti della società – spiega Terziani – siamo riusciti a raggiungere importanti risultati anche grazie al suo modo di parlare con allegria di calcio».
Il legame con i suoi ragazzi non si era mai interrotto. Tra l’altro proprio Pellicanò e Butti erano insieme ad Angelillo nel settembre del 2016 in occasione della festa dedicata all’Arezzo che vinse campionato e Coppa nella stagione ‘81-‘82.
«Fu una bellissima serata per tutti e il mister in quell’occasione tirò fuori una quantità incredibile di aneddoti che nemmeno noi ricordavamo. Come quella volta che giocando a Palermo passammo la notte nel corridioio dell’albergo con Angelillo a raccontarci barzellette e a scherzare. Ecco questo, era il mister: gioioso e solare».

Ad Arezzo (foto sotto da Amaranto Magazine) arrivò nell’autunno 1980 con la squadra ultima in classifica in serie C, chiamato dal presidente Terziani. Da lì cominciò la sua epopea in amaranto. Subito una splendida rimonta che culminò col quinto posto finale e la perla della vittoria nella Coppa Italia 1981: battuta la Ternana nella doppia finale, sconfitta 1-0 all’andata, vittoria 2-0 al ritorno.

Angelillo nello stadio comunale

Ma il bello doveva ancora venire. Formidabile la cavalcata nella stagione 1981-82 con la promozione in serie B: 47 punti in 34 partite, allora solo due a vittoria, nessuna sconfitta in casa ed è l’ultima volta da allora che l’Arezzo è rimasto imbattuto al Comunale. E’ ancora negli occhi di chi quel giorno c’era, la vittoria per 4-1 sulla Paganese il 30 maggio 1982 che sancì il salto in B a cui seguì una festa memorabile. Quella squadra resterà per sempre nella mente e nel cuore degli sportivi aretini. Giocatori come Pellicanò, la bandiera Domenico Neri, il bomber Gritti, Mangoni, Zanin, Malisan, Butti e gli altri.

Poi due stagioni in B, la prima cominciata bene, prima di un logico calo, ma il traguardo della salvezza centrato senza troppi patemi e senza più il cannoniere Gritti che era stato ceduto al Brescia. Tra le partite storiche il 2-2 col Milan in uno stadio strapieno, il 20 febbraio 1983 con la truppa del «generale » Angelillo che rimase addirittura in dieci uomini, fermando la corazzata rossonera.

Antonio Valentin Angelillo

Indimenticabile il campionato successivo, 1983-84, con il signor Antonio, tecnico di valore, pragmatico, concreto, che non sbagliava un cambio, una volta disse: «Lo spettacolo al circo, contano soprattutto i risultati», ma le sue squadre giocavano anche bene, tanto che Neri e compagni salirono addirittura per alcune giornate al primo posto: mai successo in B nè prima nè dopo per gli amaranto. Poi una flessione, ma al tirar delle somme un quinto posto che ancora oggi rimane il miglior piazzamento in assoluto nella più alta serie, la B appunto, mai raggiunta dall’Arezzo.

E’ stato, quello con Terziani presidente e Angelillo allenatore, uno dei più bei periodi, forse il più bello della storia del calcio amaranto. Grande entusiasmo, stadio pieno, un periodo d’oro in quella prima metà degli anni Ottanta. Nonostante il divorzio dall’Arezzo dopo quattro stagioni da protagonista, restò legatissimo alla città tanto da viverci con la moglie Bianca e i due figli. Tornò, Angelillo, a guidare gli amaranto nel febbraio 1988 con una squadra forte ma dove c’erano troppi problemi e purtroppo non riuscì a evitare la retrocessione.

Ma il suo nome resterà per sempre nella storia dell’Arezzo, come uno degli allenatori più grandi. Il ricordo di Domenico Neri, il giocatore simbolo di quegli anni: «E’ una notizia che mi dà un enorme dolore. Devo moltossimo ad Angelillo. Mi rigenerò e con lui oltre a splendide soddisfazioni tornai ad alti livelli».