Il film su Maradona all'Eden
Il film su Maradona all'Eden

Arezzo, 11 maggio 2017 - "Non sapete cosa vi siete persi": era il 10 maggio del 1987 e la scritta apparve davanti al cimitero di Napoli. Intorno c'era una città impazzita: impazzita per il primo scudetto del Napoli. Lo scudetto di Maradona.

Trent'anni dopo una città, un popolo, un tifo sono pronti a riaccendersi come allora. Ovunque essi siano: Arezzo compresa. Arezzo, dove ieri sera la sala Eden è stata affollata come per un film di cartello. Anzi più, viste le alterne fortune del grande cinema.

Affollato e colorato: sciarpe azzurre, magliette del Napoli, coccarde. E gli adesivi di un club del tifo il cui nome già profuma di mare: "Tutta n'ata storia". Sì,tutta un'altra storia. E un pezzetto di quella storia era raccontata sullo schermo. "Maradonapoli": la Napoli di Maradona, racchiusa in un film che sta girando l'Italia

"Ma qui non si vede mai il campo" sussurra qualcuno tra il pubblico, forse convinto di poter ammirare qualche prodezza del "pibe de oro". No,in quel film di calciatori ci sono solo i bambini che calciano in piazza, tra le auto parcheggiate, anche se vestiti con la maglia di Maradona.

Il restio è Napoli. O meglio una storia di vita che racconta tanta gente, compresa quella affollata all'Eden. "Dal 1986 i bambini ricevono i regali non a Natale ma il 30 ottobre", Il fuso orario? No, la data di nascita di Diego: la gente in sala ride, e in effetti è una storia contagiosa. Dove le strade si affollano di Diego. Dove l'uomo dell'anagrafe confessa che mai si erano visti nascere tanti bambini pur di raggiungere il maschio al quale dare il nome del destino.

Dove un signore ormai uomo fatto confessa di chiamarsi non Diego ma Diego Armando Maradona e solo di nome: e che quando ha chiamato la polizia per chiedere auto dopo un incidente, nessuno al telefono gli voleva credere. Perfino a Napoli.

Il film tocca corde leggere e profonde alle quali la sala risponde. Perfino i pochi che non tifano Napoli e mai lo tiferanno. "I miei hanno sempre detto che il 1986 è stato l'anno più importante: perché è arrivato Maradona e perché sono nato io. Ma io arrivo sempre al secondo posto"

Ma il sorriso o la risata sono il carico da novanta di una malinconia amara, il risvolto a Napoli quasi naturale dell'allegria travolgente della gente, che a quel ricordo si attacca come ad un evento di famiglia. "Vorrei aver vissuto all'età di ora le gioie di allora". Fino alla notte dello scudetto. Anzi alla settimana dello scudetto. Davanti alle cineprese gli intervistati intonano l'inno che nessuno ha dimenticato. "Oh mamma, mamma,mamma, sai perché..."i.

Lo sanno a memoria anche in sala, 30 anni dopo, in quell'Eden trasformato in una curva del San Paolo. Dove c'è tutto, meno il pallone e il campo, che nel film non si vedono mai. Eppure ai titoli scatta l'applauso come ad un gol in slalom o su punizione del furetto argentino. "Fine" c'è scritto. Ma in realtà non finisce nulla, come nulla è rimasto solo al 1987. Tutto ricomincia da lì. Le poltrone si svuotano ma  la gente esce insieme, ridendo e ricordando, qualcuno commosso. E sciama sulle strade: un po' come in quella notte di trent'anni fa. A ricordare o a rievocare cosa si sono persi.

Alberto Pierini