Sanremo, i Negrita sul palco mercoledì sera (foto LaPresse)
Sanremo, i Negrita sul palco mercoledì sera (foto LaPresse)

Arezzo, 7 febbraio 2019 - Del rock forse non hanno portato gli angoli più spigolosi ma di sicuro hanno trascinato le ombre della notte. Anche nella seconda serata i Negrita cantano intorno a mezzanotte: guadagnano una ventina di minuti rispetto al debutto e chissà quanti telespettatori. I bookmakers danno la loro vittoria a 33, tanto ma in salita e comunque in buona compagnia con tanti altri artisti: e chissà che non ne approfittino loro per primi per giocarla. Certo non fidandosi dei giornalisti: la giuria della sala stampa del Festival di Sanremo  infatti li relega nell'ultima fascia, quella rossa, nell'unico risultato della seconda serata.

Si esibiscono di nuovo a mezzanotte. E il riequilibrio tra gli artisti? L'organizzazione promette che ci sarà e quindi aspettiamo le prossime uscite per verificarlo. Ma Pau e i suoi nella notte ci sguazzano come trote nel lago. 

Anzi, li aiuta a sciogliere l'emozione: entrano per il bis come entrassero  al bar, per ordinare qualcosa. Pau abbraccia Bisio, che rompe  la presentazione ingessata e si giustifica con il pubblico, non si sa se televisivo o in platea, «E' il saluto a un amico».

Nero come al solito, borchie a volontà e gli occhiali da sole a sbattere sui riflettori che ruiotano intorno al palcoscenico. A fianco Drigo, che dismette la tenuta "rosso cappuccetto" del primo giorno e sfoggia uno scollo da far invidia a Paola Turci, per ora la «V» più intrigante del festival.

E riparte questa sorta di inno alla libertà. "E' uno di quei pezzi che guadagnano ad ogni ascolto" sentenzia dalla postazione di Radio Due Castaldo. E in effetti ti pare di averla già ascoltata tante volte, e invece è solo la seconda. Al massimo la terza per chi l'ha incrociata per radio, forse la quarta per chi ha già intercettato il video. E' uscito in contemporanea alla seconda serata. Il viaggio di un gruppetto di bambini in Indonesia per raggiungere la scuola. Gli ci vogliono otto ore.

Forse lo sanno, forse no: ma è il testo di un film-documentario straordinario di qualche anno fa, si intitolava "Vado a scuola", raccontava la storia di quattro bambini, provenienti da angoli del pianeta differenti. Un documentario cher aveva stregato la mostra di Venezia.

Non solo migranti, per i quali li tirano tutti per la giacchetta,  ma anche bambini. 

Ma non mi va 
Di raccogliere i miei anni dalla cenere 

Pau, che la telecamera inquadra curiosamente sempre sullo sfondo di un chitarrista supertricotico a confronto con il suo profilo perennemente pelato, ricomincia la serie di tutto quello che non gli va. E l'elenco è lungo, rispecchiando il carattere aretino brontolone suo, e anche di uno degli altri autori, il Cile, che poco dopo ricorda nell'intervista a Radio Due.

Non mi va… 
Di lasciarmi abbandonare, di dovermi abituare 

Di dovermi accontentare 

Non gli va granché neanche di trattenersi sul palco quando la canzone è finita, tutti resistono qualche secondo di più, lui comincia a salutare quando il pianista alla Cohen già fischietta il brano musicale che apre e chiude il brano come fossero due parentesi graffe. Lui, snodato e snodabile come Tiramolla, fa qualche altro esercizio con le gambe e via, quasi a braccetto con il suo Drigo.

E giù, nello scantinato di Radio Due, dove racconta e si racconta."Prima abbiamo ideato il sound, poi ci siamo messi con il Cile a scrivere canzoni e versi, stile Sudoku". Sembra il gioco dello Scarabeo e invece è la genesi di una canzone che ha appena iniziato il suo viaggio.

Non parla della sua aretinità e del resto i conduttori non glielo chiedono. Ma la sintetizza in una serie di calate che da qui sono del tutto riconoscibili. Ci credono a quell'idea di libertà che cantano? "Se finisce la speranza finisce il sogno" risponde Pau e se non fosse lui ti verrebbe da pensare che la frase l'abbia sbirciata da qualche Bacio Perugina.

"Ma se sei genitore la speranza la devi avere": Drigo ci mette il carico da novanta. I Negrita della rabbia e delle origini tornano a Sanremo e ci tornano addirittura con lo spirito di babbo e mamma. Sì, i ragazzi sembra proprio stiano bene: e nel caso corrono a casa da Sanremo per sincerarsene.