NEGRITA A SANREMO_36786542_020324
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Arezzo, 11 febbraio 2019 - «Non avremmo voluto essere in nessun altro posto questa settimana che qui a Sanremo. Musica, fermento, adrenalina. È stato bello, ci siamo divertiti da morire». I Negrita sono arrivati ventesimi al festival di Sanremo ma l’hanno presa bene, anzi benissimo. Prima con un video divertente in cui esprimono il loro «no comment» poi con le impressioni a caldo di Drigo, il più social della band, prima di salire di nuovo sul palco dell’Ariston per la passerella finale.

«Poi facciamo le valigie e torniamo ad Arezzo. Una esperienza da fare - commenta Drigo - la competizione ci sta e ognuno è vincente. Qui hai la possibilità di conoscere una umanità che ti assomiglia. In una settimana c’è stata una concentrazione di artisti notevoli con cui interagire, anche quelli che non ti interessano. Poi ti capita di chiacchierare con Mahmood e scopri un artista dolce, delicato, intelligenteo. Ho temuto il peggio quando ho visto il podio, contento quando ha vinto lui. Naturalmente ognuno ha i suoi gusti».

Un palco aretinissimo quest’anno tra Negrita e Woodworm Label che ha portato Motta, Zen Circus, Nada, Rancore che ha cantato con Silvestri e si è portato a casa i tre premi della critica. Non solo, c’erano gli Sbandieratori, gli ottoni dei Rasenna Brass e la ballerina di Baglioni, Romina Zadi. Provinciali a esserne contenti? «Provinciali? Siamo fighissimi. Il più rilevante peso specifico del festival è venuto proprio da Arezzo, dai ragazzi della Woodworm. Parliamone, parlatene dell’Arezzo che nel tempo ha portato la musica da tutto il mondo nella nostra città.

Mi fa incavolare che per quattro ragazzi che suonavano i bonghi, che davano noia a quelli che volevano andare a dormire presto, sia stata cancellata Arezzo Wave che ha portato un turismo e un indotto enorme, uno dei pochi festival gratuiti. Metà degli artisti di questo Sanremo sono passati più volte da Arezzo. Eravamo la città della musica. E avremmo potuto tornare ad esserlo. Il Comune ci aveva stimolati a pensare un progetto musicale per una delle aree disponibili.

Ne eravamo entusiasti, poi siamo stati scaricati senza una spiegazione o un incontro formale. E’ la politica, ma l’entusiasmo è scemato. Abbiamo un’attività talmente frenetica che se un progetto si arena ne parte subito un altro. Sarebbe stata una cosa favolosa, una università della musica dove a fare lezioni sarebbero venuti Francesco Guccini, De Gregori, Jovanotti, Ligabue, tutti amici». 

Avanti, dunque, doppio album di successi uscito l’8 febbraio e un tour in partenza questa estate. «E’ stato un festival di contenuti, credibile per noi e per tutti, bello, Il gruppo ha vinto. Certo, siamo competitivi, ci piace vincere. Ma siamo comunque contentissimi. Facciamo quello che ci piace, possiamo esprimerci in libertà, perché essere liberi è un diritto e un dovere per tutti. E noi siamo qui. Da protagonisti. Viva Mahmood».