Il viadotto Puleto
Il viadotto Puleto

Arezzo, 11 febbraio 2019 - La telenovela della E45 non è ancora finita, anche se i titoli di coda dovrebbero essere ormai dietro l’angolo. E allora quando riapre la superstrada degli scandali, quella interrotta dal 16 gennaio per il sequestro del viadotto Puleto che ha messo in ginocchio l’economia di tre regioni? Di certo c’è solo che a ieri la procura non aveva ancora ricevuto dall’Anas la comunicazione della fine dei lavori prescritti e che quindi non ha potuto disporre l’ispezione finale dei propri consulenti, cui spetta il compito di verificare che le condizioni poste siano state rispettate e che perrciò possa arrivare il via libera al ritorno del traffico leggero, sia pure su due solo corsie, sia pure con il limite di velocità di cantiere, cioè 40 all’ora, sia pure con i sensori che misurano attimo per attimo la stabilità del ponte ed eventualmente fanno scattare il rosso dei semafori di sicurezza, sia pure con i droni che controllano lo stato di deterioramento del calcestruzzo.

Comunque, salvo sorprese clamorose, è questione di giorni, anzi di ore. Già stamani, alla riapertura di Palazzo di giustizia, il procuratore Roberto Rossi potrebbe trovarsi sul tavolo la lettera dell’Anas: per noi le prescrizioni sono rispettate. A quel punto il ritorno delle auto e dei furgoni fino a 3,5 quintali potrebbe avvenire tra domani e mercoledì, a dieci giorni dal provvedimento del magistrato che dettava le regole cui è sottoposta la ripresa della circolazione sulla superstrada più lunga (e più scassata) d’Italia.

Sarà il primo segno che l’emergenza è in via di superamento ma non la fine della strozzatura che divide in due la grande arteria. Resterà vietato infatti il passaggio dei Tir, che sono poi quelli, in un tratto privo di alternative ferroviarie, sui quali avviene il trasporto merci, fondamentale per l’economia della zona e di tutta l’Italia centrale. Fonti di procura non sono pessimiste su questo secondo passaggio, il ritorno dei bestioni della strada.

Può avvenire, si spiega, in meno di un mese, i lavori indispensabili sono il rafforzamento dei baggioli, cioè dei cuscinetti di calcestruzzo che stanno fra il piano stradale e i piloni, e la sistemazione dei guard rail, le cui condizioni sono critiche, tali da non garantire la tenuta in caso di urto. Il timore è il verificarsi di un incidente tipo Avellino, quando le protezioni laterali usurate non impedirono di precipitare a un pullman carico di pellegrini, che morirono a decine.

La sentenza di poche settimane fa è un monito a controllare con la massima attenzione. Il cantiere avviato dall’Anas una settimana fa, insomma, non si ferma, tutt’altro. Anche perchè i lavori di rafforzamento del viadotto, vinti da una ditta di Caserta, vanno ben oltre l’emergenza e prevedono una sistemazione complessiva da 2,5 milioni, già programmata nel piano di ristrutturazione della E45 ma che in questo tratto non era mai stata eseguita.

Finchè non è arrivato il sequestro della procura. Nel progetto è prevista anche la riapertura della vecchia Tiberina Bis, ora classificata come comunale ma destinata a tornare statale, come ha concordato il ministro Toninelli insieme ai sindaci e ai rappresentanti delle Regioni. La strada resta chiusa per le frane che l’hanno divorata, ma è l’unica alternativa locale alla superstrada. Fosse rimasta aperta, l’emergenza sarebbe stata un po’ meno emergenza.