Arezzo, 23 febbraio 2017 - Lo aveva già fatto capire, ma adesso è ufficiale: Vincenzo Ceccarelli non segue Enrico Rossi nell’avventura scissionista ma rimane con entrambi i piedi nel Pd. L’assessore regionale alle infrastrutture si era preso una giornata di tempo, «prima voglio parlare personalmente con il governatore» aveva detto. Ma ormai il dado è tratto. «Sono molto amareggiato - ragiona Ceccarelli - su come si è svolta l’assemblea nazionale e mi attendevo ovviamente un esito diverso». Quanto alle responsabilità della frattura, l’assessore non si tira indietro: «Quando due persone litigano, la ragione non è mai tutta da una parte o dall’altra. E dunque le responsabilità sono di tutti anche se chi dirige il partito ne ha un pizzico di più».

In ogni caso «io restro dentro, questa è la mia casa, quella che ho contribuito a fondare e le battaglie le conduco qui». La scelta di Ceccarelli è praticamente la stessa dell’intero stato maggiore dei democratici aretini. L’unico ad annunciare il quasi certo abbandono è stato l’ex sindaco di Cavriglia Ivano Ferri, voce isolata in un coro condito di rabbia e delusione ma anche dalla volontà di proseguire il percorso iniziato dieci anni fa.

Lo stesso segretario provinciale Massimiliano Dindalini, sostenitore di Cuperlo nelle ultime primarie, è il principale testimone della «necessità di stare insieme». Prima dell’assemblea nazionale aveva lanciato un appello all’unità, restando ben chiaro che lui dal partito non se ne sarebbe andato. Come lui bersaniani della prim’ora come l’ex sindaco di Bucine Sauro Testi o come Francesco Falsini, per quasi un decennio alla guida di Atam.

Ancora dubbiosi apparivano invece Andrea Vignini, già sindaco di Cortona, il presidente di Arezzo Casa Gilberto Dindalini, l’ex segretario comunale di Arezzo Andrea Lanzi. Ricapitolando: la scissione non trova appigli particolari nel Pd aretino anche se probabilmente alla fine qualcuno ad alzare la bandiera ci sarà. Piuttosto, il terreno fertile potrebbe venire da quel mondo di sinistra esterno ai Democratici che in città, giusto per fare un esempio, ha raccolto consensi anche alle ultime amministrative con la lista guidata da Francesco Romizi.

Peraltro anche nel campo di sinistra non manca la concorrenza, vedi il movimento che si sta coagulando intorno a Giuliano Pisapia. Ma è comunque soprattutto sul fronte esterno che il nuovo partito dovrà puntare, viste le mancate adesioni di sindaci, amministratori e parlamentari. E visto anche l’atteggiamento dei segretari di sezione, i più vicini alla base, che contattato direttamente da Massimiliano Dindalini hanno espresso da una parte la volontà di non scindersi e dall’altra la delusione per ciò che è avvenuto. Delusione che potrebbe spingere qualcunio, semmai, ad abbandonare la politica attiva.

di Salvatore Mannino e Sergio Rossi