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La scalata di Estra: "studia" da gigante dei servizi, nel mirino Sei Toscana e poi l'acqua

Il modello è quello multiutility del nord: la strada è quella dell'alleanza con i soci pubblici. Ma ancora mancano le dimensioni per coronare l'obiettivo

di Salvatore Mannino
Ultimo aggiornamento il 7 luglio 2018 alle 07:22
Francesco Macrì

Arezzo, 7 luglio 2018 - La scalata a Sei Toscana, la società dei rifiuti delle province del sud, è solo il primo passo. Ormai il modello di Estra, il gigante del metano che però è ancora troppo nano per competere coi colossi dei servizi integrati, sono le grandi multiutilities del nord, la lombarda A2A, la ligure-piemontese Iren e l’emiliana Hera che dominano il mercato non solo del gas ma anche dell’acqua e dei rifiuti. Ecco perchè Estra, una specie di ircocervo nel quale convivono per ora un presidente, Francesco Macrì, proveniente dal centrodestra, e un amministratore delegato, Alessandro Piazzi, e un direttore generale, Paolo Abati, di tutt’altra origine, si lancia nella nuova avventura, fortemente stimolata dalla politica, coi sindaci (quelli di centrodestra ma adesso anche i colleghi di centrosinistra) che premono perchè levi le castagne dal fuoco del pasticciaccio brutto di quella che a Roma chiamano «monnezza».

Ma se anche dovesse avere successo (ne parliamo più avanti), la Spa del metano, che ha solo rinviato lo sbarco in borsa, non si fermerebbe lì. Lo dice il tema del convegno che si svolgerà ad Arezzo l’11 luglio, in coincidenza (sospetta?) con l’assemblea di Sei Toscana (ma da Estra fanno sapere che è solo un caso), organizzato appunto dalla società con sede a Prato e radici anche qui e a Siena: non solo rifiuti ma pure acqua ed energia, con maxi-sondaggio di Nicola Piepoli sul gradimento dei relativi servizi per come sono gestiti adesso.

Bene, a Estra nessuno fa proclami trionfalistici o annessionistici ma nessuno nega nemmeno la volontà di allargare il raggio d’azione ai settori nei quali i competitor A2A, Hera, Iren e anche Acea di Roma sono già fortissimi. Nell’energia l’azienda di Macrì c’è già ma troppo in piccolo, l’acqua è invece un mondo ancora inesplorato. I due obiettivi ai quali si guarda sono l’aretina Nuove Acque e la fiorentina Publiacqua, dove adesso dominano i francesi della multinazionale Suez e Acea.

Riportare la sovranità sul servizio in mani toscana potrebbe essere una parola d’ordine capace di compattare la politica e gli affari. Estra spera ovviamente che avvenga sotto le sue insegne di multiutility mediogrande con un fatturato oltre il miliardo e utili per 80 milioni. Intanto, si parte dal fronte in cui l’offensiva di Estra è più avanzata, ovvero Sei Toscana, in crisi per il commissariamento seguito al ribaltone giudiziario e anche per i bilanci in perdita, oltre che perennemente nel mirino di una miriade di sindaci infuriati, con un centrodestra che ormai insidia seriamente l’antico potere rosso.

Lo schema è chiaro: un’alleanza coi soci pubblici, l’aretina Aisa (6%) e Siena Ambiente (15%) per riportare la maggioranza in ambito parapubblico. E’ evidente che Estra, partner industriale, avrebbe in mano le leve del comando. L’ostacolo si chiama Sta, l’attuale socio di controllo (37%), a sua volta espressione di Unieco e Castelnuovese, coop rosse in profonda crisi o già fallite.

A fine luglio gli amministratori straordinari di Unieco metteranno in vendita le quote: averne il possesso è strategico per contare in Sei. L’altro incrocia che pesa è quello con Csi, che gestisce le discariche del Valdarno e ha il 16%. In un modo o nell’altro Estra ha bisogno almeno di un 25-30% del capitale. E’ lì che la Spa del metano comincerà a vedere se ha i numeri per diventare grande.

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