Cantarelli

Arezzo, 17 maggio 2018 - Alla fine lo scossone l’ha dato il tribunale. La Cantarelli è ufficialmente fallita, ieri mattina il giudice Antonio Picardi e il collegio composto da Michele Breggia e Michela Grillo hanno decretato la fine della storica azienda di Terontola. Il magistrato del tribunale fallimentare aveva concesso anche i tempi supplementari prima di pronunciare il verdetto finale e un’offerta per l’acquisto della storica azienda è stata attesa fino all’ultimo; ma nessuno ha voluto fare un passo avanti e alla fine non è rimasto che dichiarare il fallimento.

Ieri sera al corteo dei lavoratori che si è mosso dalla chiesa di Terontola le facce dei dipendenti erano tirate, fra la rabbia e la delusione per l’epilogo amaro: «Avevamo paura che potesse accadere proprio questo – racconta una – ma abbiamo continuato a sperare e ora se ne vanno in fumo anni di lavoro e di passione per il nostro mestiere». L’unica speranza che viene rilanciata da Terontola è quella della concessione dell’esercizio provvisorio, la parola spetta ai curatori fallimentari nominati dal tribunale, si tratta di Lucia Stefani e Salvatore Sanzo, due avvocati milanesi con cui già oggi si metteranno in contatto i rappresentanti dei lavoratori.

C’è una strada molto stretta per la prosecuzione degli ammortizzatori sociali e servono alcune condizioni senza le quali l’unico scenario resta quello dell’«Anaspi», il sussidio di disoccupazione L’atto di fallimento, ovvero il decreto di conversione della procedura di amministrazione straordinaria, è stato notificato all’ex proprietario Alessandro Cantarelli, ai creditori e alle forze sindacali che hanno seguito la procedura dell’amministrazione straordinaria.

«C’è amarezza e non perché il fallimento è intervenuto come un fulmine a ciel sereno – dichiara Guido Guiducci della Cgil – ma perché c’è sempre qualcosa che colpisce nel profondo quando accade. Non sono serviti nemmeno i tempi supplementari, parleremo coi liquidatori anche se i margini sono sempre più sottili e i lavoratori sono sospesi. C’è rammarico per il fatto che nessun imprenditore del territorio abbia puntato sulla Cantarelli».

Sono 250 i dipendenti coinvolti nel fallimento, cento di questi sono ormai fuori dal ciclo produttivo da anni, il resto sperava di rientrare proprio in questi giorni per preparare la nuova collezione e i capi da portare a Pitti a giugno. Lo scenario peggiore porta ora alla vendita a spezzatino per recuperare le cifre che serviranno da ristoro ai creditori, si parla di un debito di 50 milioni. Uno scenario che somiglia molto a quello della Mabro di Grosseto dove ritroviamo anche due «compagni di viaggio» come Antongiulio Pacenti e Martin Yordanov che alla fine, a fallimento avvenuto, riuscirono ad aggiudicarsi marchio e capannone.