Sit-in contro salva-banche a Roma
Sit-in contro salva-banche a Roma

Arezzo, 4 novembre 2016 - Sono tornati. Sì, in una tiepida mattina di novembre l’orologio sembra di colpo fare un balzo indietro di quasi un anno, ai tempi in cui le manifestazioni di protesta dei risparmiatori beffati riempivano le strade e anche i piazzali di Palazzo di Giustizia. E allora eccoli qui di nuovo gli azzerati di Banca Etruria raccolti dall’associazione «Vittime del Salvabanche», eccoli che si materializzano ancora davanti al Garbasso con un altro esposto in cui chiedono di indagare sulle emissioni di subordinate (ormai carta straccia) del 2013.

Il clima della protesta è il solito, sospeso fra la rabbia e il colore, fra gli slogan e i cartelli. Semmai, è l’atmosfera delle indagini che è cambiata. Perchè nel frattempo il pool dei Pm che indaga sul crac Etruria nei suoi vari aspetti, dalla bancarotta alla truffa e al conflitto di interessi ha messo parecchio fieno in cascina, tanto che ormai per molti filoni siamo alla volata finale.

Il primo a tagliare il traguardo dovrebbe essere proprio la bancarotta, all’inizio del prossimo anno, il che ormai significa da qui a tre mesi. E’ il reato più grave fra quelli ipotizzati e in procura hanno deciso che debba avere la priorità. I casi chi ha seguito lo sviluppo delle indagini ormai li conosce a memoria: il maxi-finanziamento (solo la vecchia Bpel ci ha rimesso una trentina di milioni) dello Yacht di Civitavecchia, i fidi per la società San Carlo Borromeo del guru Armando Verdiglione e per la Isoldi dello spregiudicato finanziere romagnolo omonimo, due situazioni nei quali i prestiti venivano decisi a tempi da record, con istruttorie lampo di pochi giorni o addirittura di 24-48 ore.

Si aspetta solo l’informativa finale della Guardia di Finanza, si aspettano le conferme alla relazione del curatore fallimentare Giuseppe Santoni. Poi si andrà di corsa, anche a costo di tagliare fuori alcuni spunti di inchiesta che non hanno per ora trovato riscontro. Come le presunte raccomandazioni in favore della figlia dell’ex presidente Giuseppe Fornasari che sarebbero state inviate al cardinale Tarcisio Bertone, ex segretario di stato. Manca la conferma diretta e se non si trova in tempi rapidi resterà un’ipotesi non contestabile.

Poi, da febbraio in poi, toccherà allo scenario della truffa sulle obbligazioni subordinate. Lo schema che viene presentato al procuratore capo Roberto Rossi da Letizia Giorgianni, presidente dei «salvabanche» e dai tecnici Vincenzo Lacroce («Amici di Banca Etruria») e Alvise Aguzzi è semplice. Nel 2013 Bpel era con l’acqua alla gola e Bankitalia alle calcagna che reclamava una ricapitalizzazione. Il modo più facile per farlo fu la vendita capillare di 110 milioni di subordinate in due emissioni, a un tasso rassicurante per i risparmiatori, simile ai titoli di stato ma con un investimento assai più pericoloso.

Se le obbligazioni, si dice, fossero stato offerte a un rendimento adeguato, non il 3,5 ma l’8%, chi le comprava avrebbe avuto percezione del rischio reale. E poi c’è l’anomalia dell’iscrizione a bilancio: fra il 77 e l’85% del nominale, mentre venivano vendute e rendicontate al 100%. Rossi, che poi farà salire nel suo ufficio anche una delegazione dei manifestanti, fa capire che sono tutte questioni già oggetto di indagine. I risultati si vedranno fra qualche mese. Poi il corteo si scioglie fra gli ultimi slogan. Ormai per il redde rationem è solo questione di tempo

di Salvatore Mannino