La crostata al limone

                   Ero una bambina e già mi piaceva da matti occuparmi di cucina.

Con una mamma ottima cuoca, la strada era aperta. A quattro anni mi ha insegnato a tirare la pasta all’uovo e mi si è aperto un mondo.

Ma come tutti i bambini adoravo fare dolci. Sì, certo, la pasta fatta in casa era ottima, ma… ma… vuoi mettere fare una torta? Certo, mica volevo fare una torta complicata da pasticceria, ma magari un dolcettino, una cosa semplice.  Semplice ma VERA.

E fu così che cominciai a fare la ronda ai miei genitori.

“Padellini mignon e polli di plastica son roba da bambini” dissi un giorno ai miei genitori dall’alto dei miei 6 anni (che poi anche adesso giunta alla veneranda età di 43 anni ma alla risicata altezza di un metro e 48 dall’alto non posso dire nulla neppure adesso!).

Non ottenni granché.

Ero sicura, però, che continuando ad insistere l’avrei spuntata.

Tutti i giorni, tutti i santi giorni, tornavo alla carica. TUTTI I GIORNI. I miei non cedevano.

Fu così che la Lorenza (l’infermiera che veniva a farmi le flebo tutti i pomeriggi) si trovò di fronte a due possibilità. O mi metteva cianuro in vena o mi zittava accontentandomi lei. Essendo una donnina ammodo, non cedette al primo istinto e un giorno si presentò con un pacco di farina, uno di zucchero, uova, cacao…

Una manna dal cielo. Quando la mamma scoprì che avevo impastato il tutto sulla scrivania della nuova cameretta facendo cadere l’impasto anche dentro ai cassetti manca poco che mi arrivasse una “mannata” altro che manna!!

Archiviata l’avventura continuai a perseguire la mia strategia della tortura cinese con la goccia che scava la pietra. E Babbo Natale mi portò il dolce forno.

OHHH! Meraviglia delle meraviglie! Dopo aver fatto l’impasto e averlo messo nella teglietta in dotazione, mi misi a rimirare il fornetto, sognando il capolavoro che ne sarebbe uscito a breve. A breve si fa per dire perché il tempo necessario per la cottura di un impasto con il solo calore di una lampadina da 100w non è proprio quello di un batter d’occhio. Ma se l’impasto è costituito da acqua farina e zucchero ed è spesso un millimetro, si cuoce alla svelta, pensai.

Quando la mia galletta dura, rinsecchita e bianco smorto con chiazze dorate finalmente uscì (inclinando l’attrezzo perché non c’era altro modo per estrarre quando inserito nel “forno” se non per gravità) la portai soddisfatta al mio babbo, offrendogliela con tutto il mio amore. Che non era nulla paragonato al suo che se la mangiò, emettendo mugolii che all’epoca ritenni di apprezzamento, ma che forse erano guaiti di disperazione. Sperava di aver superato così il rito di iniziazione alla categoria dei bravi babbi e di essere uscito indenne dai tentativi disastrosi in cucina della adorata figlia.

Ma ancora aveva un ostacolo da superare, il manuale di nonna papera e la straordinaria torta al limone: un guscio di pasta brisée che conteneva una crema al limone. Peccato che la pasta fosse realizzata impastando 250 g di farina con 25 di burro e un pizzico di sale. E basta.

Un ammasso di briciole farinose (il testo diceva di stenderlo all’altezza di mezzo centimetro) con una crema sopra.

Un orrore che il babbo provò a nascondere nel mobile dell’anticucina e che io – infame – ritrovai e gli portai di nuovo all’assaggio dopo più di 15 giorni. “E’ uguale ad appena fatta” fu il suo ‘asciutto’ commento, mentre aveva la bocca impastata.  Forse anche perché difficilmente sarebbe potuta peggiorare.

Vi risparmio le ricette del tempo, pensando che forse sia più interessante darvi la ricetta della torta al limone della zia Adriana (sì, sempre la superzia inglese).

Attenzione è stradolcissima. Ma per me è buona buona buona.


PER UNA CROSTATA AL LIMONE (Foto di Nicola Impallomeni)

Un rotolo di pasta sfoglia
Un barattolo di latte condensato da 400 g
Scorza e succo di tre limoni non trattati
Tre uova, separate

Con la pasta sfoglia foderare uno stampo da crostata da 26 cm di diametro. Foratelo moltissimo per evitare che gonfi.

Spennellate la pasta sfoglia con un po’ di albume e mettete in frigorifero mentre preparate il ripieno.
Accendete il forno a 180°C.

In una ciotola mescolate il latte condensato con il restante succo e la scorza dei limoni, e unte le uova. Mescolate molto bene.

Versate il composto nello stampo da crostata e infornate in forno caldo per mezz’ora. Verificate che non gonfi. Se lo facesse fate immediatamente un foro nella parte gonfiata per evitare che si spacchi.

Servite a temperatura ambiente, meglio ancora se fresco.