Cortona, 9 settembre 2018  - Da tre anni è saldamente alla guida come direttore scientifico della Cortonantiquaria. A questa manifestazione è legato da un affetto che forse va anche al di là dell’incarico ufficiale. Nella sua tradizione di antiquario gelosamente tramandata dal padre, Furio Velona, è stato negli anni soprattutto un protagonista attento dell’esposizione di fine estate in città.

Che edizione di Cortonantiquaria si sta per chiudere?

Siamo felici di essere ancora qui ad organizzare una manifestazione di spessore come questa. Orgogliosi per essere riusciti a mantenere dei livelli buoni. Non nego che ci siano delle luci e delle ombre. Quest’anno abbiamo avuto una flessione dei visitatori che si attesta intorno al 20%. Speravamo di confermare gli ottimi risultati del 2017, ma una serie di circostanze non ce lo hanno permesso. Quello che ci rincuora è che sul piano degli affari c’è stata una buona vivacità che poi alla fine è quella che maggiormente conta. La ripresa generale del settore si è vista dopo qualche anno di stagnazione.

Cosa ha attratto di più il pubblico e cosa si è venduto di più?

Sicuramente gli oggetti d’arte, i dipinti e le sculture piuttosto che il mobile antico. Il mondo del collezionismo è sempre molto interessato alla Cortonantiquaria e qui trova chicche particolari.

Stranieri se ne sono visti?

Si come del resto sempre. Sono soprattutto “fedelissimi” che in questi anni hanno acquistato case nella zona e che sono amanti dei bei oggetti antichi con cui non mancano di arredare le loro abitazioni. Lo zoccolo duro di visitatori resta comunque italiano, soprattutto proveniente da Roma e dalle grandi città del Nord.

Cosa secondo lei ha determinato quest’anno la flessione di pubblico a cui accennava?

Non c’è una motivazione precisa, ma una serie di fattori. Per quanti investimenti pubblicitari si possano mettere in campo non è mai abbastanza quello che si fa. Sul piano della logistica ci ha un po’ penalizzato l’uso dell’ingresso laterale di Palazzo Vagnotti (reso obbligatorio dopo che la Curia ha spostato nei locali di piano terra l’archivio vescovile). Credo che il mea culpa principale sia quello di non essere riusciti, per ragioni di tempo e budget, a portare a Cortona delle mostre collaterali importanti che potessero richiamare un pubblico un po’ più variegato. Hanno però funzionato gli eventi collaterali alla mostra come quelli con Massimo Cacciari o gli appuntamenti enogastronomici. Esperienze che potremmo ripetere e ingrandire in futuro.

Lei manterrà il suo ruolo di Direttore?

Ho confermato la mia disponibilità a proseguire il percorso tracciato.

Proposte da sviluppare per il futuro?

Credo innanzitutto che il Comune di Cortona, se vuole mantenere questa manifestazione così bella e importante debba tentare di investirci economicamente un po’ di più. Il valore aggiunto di Cortona rispetto a molte altre mostre in giro per l’Italia è indubbio e sarebbe un peccato perderlo. Sul piano delle novità qualche idea c’è. Potremmo anche pensare di sviluppare una sezione dedicata al bel modernariato che oggi tanto piace ai giovani.