Premio Pieve 2018 conferenza stampa
Premio Pieve 2018 conferenza stampa

Arezzo 4 settembre 2018 - Il Premio Pieve, organizzato dall’Archivio dei diari a Pieve Santo Stefano dal 14 al 16 settembre, celebrerà la stagione degli anniversari, quello della promulgazione delle leggi razziali del 5 settembre di ottant’anni fa, i settantacinque anni dall’8 settembre 1943, i cent anni della fine della Prima Guerra Mondiale e i cinquant’anni della stagione rivoluzionaria iniziata con il 1968. Protagoniste le scritture popolari e i “Franchi narratori” – questo il tema scelto per la manifestazione – ovvero gli oltre ottomila fra diari, memorie e lettere affidati all’Archivio. E queste date ricorrono nei diari degli otto finalisti che raccontano due secoli d’Italia attraverso le loro vite vissute. “Il nostro non è un premio letterario - ha ribadito Natalia Cangi direttrice organizzativa dell’Archivio - ma un modo per far dialogare le storie conservate in archivio con la letteratura mondiale. Un luogo che non va visto come un contenitore ma una tappa di arrivo in cui le famiglie consegnano i loro ricordi e le loro vite” “Un premio quest’anno ancora più significativo - ha sottolineato il presidente di Camera di commercio Andrea Sereni - in tempi in cui la memoria è fondamentale nella lotta al razzismo, al fascismo, al terrorismo, alle mafie, per questo il Premio Pieve è l’evento culturale più importante della nostra provincia e che ha conquistato l’interesse nazionale. Mai come oggi è importante trasmettere la memoria alle generazioni future “. Un premio sostenuto anche da un altro partner storico come la Banca di Anghiari e Stia credito cooperativo.

Gli otto finalisti

Il diario più antico è datato 1831, il più recente 2017. In mezzo un mondo, tra guerre, Belle Epoque, drammi personali, la lotta contro il tumore. Il 16 settembre alle 16.30 nelle piazze di Pieve Santo Stefano saranno presentate le otto storie finaliste del concorso e sarà proclamato il vincitore. Storie che portano il lettore in viaggio nel tempo, dalla prima metà dell’Ottocento ai giorni nostri. Luca Pellegrini, nato nel 1806 a Palmanova è un capitano della marina asburgica che gira il mondo in nave, scrittore virtuoso capace di raccontare un naufragio con la bravura dello sceneggiatore, uomo cosmopolita e illuminato che riflette sui pregi e i difetti del mondo islamico, a Smirne e Costantinopoli, e si scaglia contro la schiavitù e il razzismo degli europei in Sud America. Al volgere del secolo, la testimonianza della giovane Clementina Ravegnani rammenta quanto è labile il confine tra benessere e sofferenza, descrivendo la propria vita spensierata nella provincia italiana di inizio ‘900, ai tempi della Belle Époque, vigilia della Prima guerra mondiale. Guerra alla quale aderirà la famiglia di Giuseppe Lorenzo Mazza con l’entusiasmo comune a gran parte del popolo italiano, nelle radiose giornate del maggio 1915, e che sarà spazzato via dall’esperienza del fronte che coinvolgerà padre, madre e figlio fino al dramma della morte di quest’ultimo. Un balzo di poco più di vent’anni e ancora l’inganno della guerra, la Seconda, che si rivela agli occhi del piccolo Aldo Bigalli, pisano. A dieci anni è avvolto dalla propaganda fascista e nonostante la tenera età scrive cronache mirabili del conflitto; disegna mappe, costruisce eserciti con tappi di sughero e fantastica sulle imprese belliche. Fin quando non è travolto dall’orrore del dopo armistizio, dei bombardamenti e dei nazisti in casa. Un destino comune a quello di Luciano Sansoni, un ragazzo in età di leva all’indomani dell’8 settembre 1943, che rifiuta l’arruolamento per Salò e intraprende una fuga rocambolesca attraverso l’Italia occupata, vivendo la battaglia per la liberazione di Firenze. Poco più di vent’anni dopo, Roberta Pedon attraversa invece un mondo completamente cambiato, in gran parte pacificato, dove i giovani viaggiano liberamente dall’Italia all’Inghilterra, da Londra all’India alla ricerca di nuove esperienze e conoscenze, sulla scia della rivoluzione generazionale sessantottina. Una spensierata incoscienza che, negli anni novanta, ignora la giovane Chiara Melandri, che si aggrappa alla scrittura per impedire che le porte degli ospedali psichiatrici, delle comunità, delle case famiglia, si chiudano alle sue spalle. Una vita fragile, che si spezza a soli 33 anni, nel 2013. Appena tre anni dopo, un ospite indesiderato irrompe nella vita di Cristina Bigazzi: la spiazzante diagnosi di un carcinoma segna l’inizio di una sfida fisica ed esistenziale dalla quale è uscita vincitrice nel giugno dello scorso anno.

Il programma del premio Pieve  dal 14 al 16 settembre  

Venerdì 14 settembre spicca una giornata dedicata a un grande tema della memoria e dell’attualità come l’emigrazione, con la presentazione dei finalisti del terzo concorso DiMMi – Diari Multimediali Migranti, l’anteprima del volume Parole oltre le frontiere (Terre di mezzo, 2018) che racchiude le storie inedite raccolte grazie alle precedenti edizioni del concorso, il riconoscimento del Premio Tutino Giornalista 2018 a Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso per la graphic novel “Salvezza”, la performance artistica “DiMMi_feat_Art is stay”. La giornata di sabato 15 settembre vedrà una preziosa appendice dedicata al tema dell’emigrazione, in questo caso otto-novecentesca, con la presentazione in anteprima del volume Abasso di un firmamento sconosciuto (Il Mulino, 2018) curato da Amoreno Martellini, che sarà preceduta da un’altra anteprima editoriale, il volume Ridotta Isabelle (Terre di mezzo, 2018) nato dall’epistolario di Antionio Cocco vincitore del Premio Pieve 2017, e da un incontro sul tema “Rappresentanza e rappresentazioni” a cura di Patrizia Gabrielli. Nel pomeriggio quattro firme prestigiose della letteratura contemporanea (Marco Balzano, Paolo Di Paolo, Marcello Fois, Sandra Petrignani) si confronteranno con studiosi e scrittori da sempre vicini alla realtà dell’Archivio (Pietro Clemente, Anna Iuso, Melania G. Mazzucco, Stefano Pivato) sui temi dell’autobiografismo. A sera andrà in scena Marco Baliani con lo spettacolo teatrale Kohlhaas. Domenica 16 settembre il tradizionale incontro della mattina tra diaristi e commissione di lettura dell’Archivio dei diari precederà l’appuntamento conclusivo con la presentazione delle otto storie finaliste e la proclamazione del vincitore del concorso 2018. La manifestazione, che avrà inizio alle 16.30, vedrà la presenza straordinaria di Piero Terracina, sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz, per ritirare il “Premio Città del diario 2018” che l’Archivio ha voluto dedicare a lui, a Sami Modiano e a Liliana Segre in rappresentanza di tutte le vittime delle leggi razziali e dei testimoni sopravvissuti della Shoah.