La piazzola della E45 come si presentava in febbraio dopo la frana
La piazzola della E45 come si presentava in febbraio dopo la frana

Arezzo, 10 luglio 2019 - Stavolta il processo non lo rischiano solo i dirigenti o comunque i dipendenti dell’Anas, ma l’azienda delle strade direttamente. Il procuratore Roberto Rossi, infatti, nel firmare l’avviso di chiusura indagini per i detriti all’amianto della piazzola franata a Pieve Santo Stefano un anno e mezzo fa, cita direttamente la società, con i suoi rappresentanti legali, il presidente Claudio Andrea Gemme, e l’amministratore delegato Massimo Simonini, in base alla legge 231 sulla responsabilità penale delle aziende, che ovviamente non possono essere condannate a pene detentive ma solo pecuniarie.

I reati contestati sono la gestione di rifiuti non autorizzata e il falso ideologico dei privati. Sono le stesse contestazioni che vengono rivolte ad Antonio Scalamandrè, responsabile della manutenzione Anas per il compartimento Toscana e a Rocco Oliverio, che si occupa del tronco aretino della superstrada. Ci sono anche i dirigenti della ditta che rimosse il materiale di scarto della frana per mandato dell’azienda delle strade, e due rappresentanti del laboratorio d’analisi di Sansepolcro che certificò a suo tempo la «pulizia» dei materiali stoccati in un deposito biturgense.

Esami poi clamorosamente smentiti prima da un blitz della Forestale e poi dall’esito della perizia che indicò l’esistenza di percentuali di amianto di molto superiori ai limiti consentiti per legge. In tutto 7 persone fisiche destinatarie dell’avviso di fine inchiesta più tre società, non solo l’Anas ma anche la Mariotti & Pieggi di Città di Castello che provvide a spostare i detriti e il laboratorio d’analisi Ricciarelli.

L’azienda delle strade ha già preannunciato la presentazione di una memoria difensiva che il procuratore Rossi dovrà valutare prima di procedere eventualmente con le richieste di rinvio a giudizio.

Ma quali sono le contestazioni che vengono rivolte ad Anas come società nel capo di imputazione? In sostanza di aver ottenuto un illecito guadagno di quasi 75 mila euro, derivanti dal mancato smaltimento del materiale di scarto all’amianto, che sarebbe costato 300 euro per tonnellata (72 mila euro in tutto) e dalla possibilità di reimmettere sul mercato gli stessi detriti, al prezzo di 12 euro a tonnellata per un complesso di 2880 euro.

Quasi il doppio, nota perfidamente l’avviso di chiusura indagini, di quanto la stessa Anas ha investito per la messa in sicurezza della frana, in tutto 39 mila euro. Come si ricorderà, la piazzola di sosta fra due uscite di Pieve crollò alla metà di febbraio del 2018. Successivamente la frana fu rimossa dalla Mariotti & Pieggi, che aveva avuto l’incarico dalla società delle strade.

Senonchè i carabinieri forestali ebbero sentore di qualcosa che non tornava e si presentarono nel deposito in cui il materiale era stato portato sequestrando tutto. Un’inchiesta clamorosa, specie quando a ottobre emersero i dati sulla presenza di amianto in quantità esorbitanti.