Nunzio Gallo
Nunzio Gallo

Arezzo, 12 luglio 2019 -  Domattina ci saranno i funerali di Nunzio Gallo. Dopo le analisi, che sono ancora in corso sul corpo del sedicenne, il magistrato ha disposto il nulla osta e il corpo è stato riconsegnato ai genitori.
Adesso non rimane che dare l’ultimo saluto al ragazzo tragicamente scomparso martedì sera nell’incidente stradale di Memmenano. Stamani l’ultimo grande abbraccio alle ore 11,30 alla chiesa di Bibbiena Stazione.
Intanto i carabinieri di Bibbiena stanno lavorando con grande intensità per capire le cause dell’incidente. 
Mancavano pochi minuti alle 22 di martedì, quando in una calda sera d’estate la vita di un giovane casentinese si è spezzata per sempre. Nel tratto di strada che collega Poppi a Bibbiena, in zona Memmenano, Nunzio Gallo, sedicenne di Bibbiena Stazione in sella al suo Malaguti Phantom si è scontrato con una Clio, un impatto violento che non ha dato scampo a Nunzio che è morto sul colpo. 
Sulla Clio viaggiavano un ventunenne di Pieve a Socana e un ventenne di Talla, mentre nel motorino insieme a Nunzio c’era Nicholas, amico fraterno, compagno inseparabile di vita, quella vita che stavolta invece li ha voluti separare per sempre, Nunzio non ce l’ha fatta mentre Nicholas è stato trasportato con il Pegaso in gravissime condizioni a Siena dove tutt’ora è ricoverato. 

Sarà dura rientrare in classe e non trovarlo con noi»: una delle sue insegnanti racchiude in poche righe il dolore che oggi attraversa il Casentino. Nunzio non c’è più: lui, Nunzio Gallo, un ragazzo esplosivo, di quelli che fanno gruppo da soli e che non ti negano mai mai un sorriso. Un sorriso che si è spento sulla semicurva di Memmenano, faccia a faccia con l’auto contro la quale è andato a sbattere insieme all’amico. L’amico Nicholas Cherchi, un suo coetaneo; due fratelli, più che due amici, anche se Nunzio di fratelli ne ha già due e ai quali è legatissimo, compagni di scuola fino ad un anno fa.

«Ho sentito l’ambulanza ho tremato» ci racconta un’altra sua amica di quella notte che Poppi, Bibbiena e soprattutto Memmenano non dimenticheranno mai. C’è perfino chi si è trovato nella coda della tragedia, chiedendosi a chi fosse toccato. Ma neanche immaginando che fosse toccato a lui, scoprendolo dopo un po’, con strazio. 

Diciassette anni li avrebbe compiuti tra qualche giorno: e la mamma Anna aveva già in serbo per lui una moto nuova, un 125 fiammante, che di sicuro lo avrebbe reso felice. E’ morto con la sua vecchia Phantom, i cui resti sono rimasti a lungo sull’asfalto. 

Era il premio di una promozione brillante o forse sarebbe meglio dire sicura. Sentiamo ancora la sua insegnante, una delle insegnanti che aveva all’Isis Fermi, dove si era trasferito da un anno, all’indirizzio commerciale, dopo aver studiato a Ragioneria.

«Nunzio era, difficile parlare al passato, un ragazzo stupendo. Entusiasta in tutto quello che faceva. Di una umanità estrema». La scuola dà il voto al profitto ma qui c’è un voto ancora più alto, quello alla persona. «Non studiava molto ma sopperiva con la sua intelligenza interessandosi ai problemi della vita sociale».

Un piccolo leader ma anche un campioncino di umanità. Due fratelli, uno vive in Spagna, i genitori Anna e Francesco: una famiglia la cui origine è di Torre Annunziata ma incardinata profondamente qui. E le mille passioni di Nunzio. In testa il calcio, anche se ultimamente aveva lasciato gli allievi del Bibbiena, dove pure l’amico Nicholas aveva continuato a giocare e a vincere. Nicholas al quale lo univano le gite e le uscite, sempre con quel sorriso a fior di pelle.

«Un ragazzo vivace, sportivo, che si era conquistato l’amicizia e la simpatia di tutti». Attento ai più deboli. «Nella nostra scuola due ragazzi usufruiscono della 104 e Nunzio è stato uno dei primi ad aiutarli e a farli sentire parte integrante della scuola. Chi sentirà la sua mancanza sarà Cosimo, il suo compagno di classe «speciale». Una striscia di dolore che arriva fino ai suo vicini di casa, agli amici di una sera. «Lo avevo incontrato l’altro ieri, mi prendeva in giro con l’affetto di sempre». 

La moto era una delle sue passioni ma non in sè, per la libertà che gli regalava, per le avventure che viveva con il suo amico. Fino all’ultima sera, fino a quegli ultimi metri percorsi insieme. Fino a quella semicurva maledetta di Memmenano, di fronte al vivaio dei fiori. «So solo che sarà duro rientrare in classe senza di lui, colmare quel vuoto e sarà difficile con i compagni fino a che non cominceranno ad accettare la perdita».