L'aula vuota di una scuola (Foto Spf)
L'aula vuota di una scuola (Foto Spf)

Arezzo, 17 maggio 2019 - Adesso il fascicolo sul professore di musica accusato di aver strattonato il suo alunno tredicenne, in procura c’è davvero. E’ arrivata infatti la relazione dei carabinieri di Bibbiena su quanto successo venerdì in un istituto comprensivo dell’alto Casentino e il dossier è approdato sul tavolo del procuratore capo Roberto Rossi.

A Palazzo di giustizia è scattata l’iscrizione dell’insegnante nel registro degli indagati: è un atto dovuto, si spiega, dinanzi a una querela come quella presentata dalla mamma del ragazzo. Il reato è lesioni lievi, perseguibili a denuncia di parte ma quella c’è, presentata nero su bianco ai carabinieri. Attenzione però perchè la partita resta tutta da giocare. Un’iscrizione nel registro degli indagati non è una condanna e neppure una richiesta di rinvio a giudizio.

Il Pm del pool per reati contro le fasce deboli, cui sarà trasmesso il fascicolo, potrebbe anche valutare che non è successo niente di penalmente rilevante e dunque chiedere l’archiviazione. Così come potrebbe arrivare un non luogo a procedere del Gip o un’assoluzione del giudice se mai si approdasse a processo. Dipenderà molto da quello che diranno i compagni di scuola, unici testimoni di quanto è accaduto davvero venerdì.

Intanto è stata disposta anche la sospensione dell'insegnante dalle lezioni. Ma anche  in questo caso non c'è nella mossa nessuna condanna anticipata: è un provvedimento del tutto cautelativo, per agevolare lo sviluppo delle indagini e del chiarimento in corso. Una decisione che esattamente come pochi giorni fa  può portare sia all'archiviazione del caso che a misure disciplinari più pesanti.

Se infatti la mamma calca la mano sulla violenza del gesto che avrebbe subito il figlio, preso per la felpa e trascinato fino a cadere a terra, con relative contusione, refertate al pronto soccorso con sette giorni di prognosi, il prof, 57 anni, di cui 33 trascorsi a scuola ma ancora con un’evidente passione per il suo lavoro, parla di un «gesto scherzoso», più dolce che cattivo, un modo per indurre il tredicenne a smetterla di disturbare la lezione e tornare al suo posto nel laboratorio di musica in cui teoricamente doveva imparare a suonare la chitarra.

Sarebbe stato il ragazzino a lasciarsi cadere a terra per vincerla con l’insegnante in questa sfida a chi mollava per primo. Messa così, potrebbe non esserci alcun reato, anche se pesa il certificato dell’ospedale. Diventano decisivi dunque i racconti dei compagni di classe, che possono far pendere la bilancia da una parte o dall’altra, sia nell’inchiesta della procura che nella procedura disciplinare avviata subito dalla scuola, col provveditore Roberto Curtolo pronto a usare il pugno di ferro se la storia dovesse confermarsi nella sua versione primitiva.

Già, ma come sentire dei ragazzi di seconda media, tutti minorenni, che da soli non possono neppure firmare un verbale di sommarie informazioni testimoniali? Molto probabilmente, saranno ascoltati alla presenza dei genitori, magari con l’assistenza di un assistente sociale o di uno psicologo. Il caso, intanto, fa rumore anche sui social network, dove si è scatenato un serrato dibattito sull’opportunità del gesto del prof. Per ora prevalgono di gran lunga quelli che stanno dalla parte dell’insegnante