Green pass
Green pass

Arezzo, 22 luglio 2021 - «Me lo stampa?»: il cliente si sporge al di là del bancone con lo sguardo di chi chiede il favore di una vita. E un po’ è cosi;: perché in queste ore il Green pass sta diventando davvero un passaporto per ricominciare a respirare. E così è scattata la corsa a procurarselo. Ma spesso è una corsa ad ostacoli. «E’ diventato un delirio – ci conferma dalla Farmacia Centrale Cristina Redi – da noi sono decine e decine di richieste al giorno».

Che c’entra, il farmacista non dice mai di no. «Sono clienti e lo facciamo anche volentieri: ma è l’ennesimo servizio che prestiamo gratis». Solo un esempio, dappertutto è lo stesso. I primi a battere al bancone sono gli stessi che hanno ricevuto dal ministero l’sms della liberazione. Non tutti hanno pratica con le stampanti e il computer, non tutti virano sul green pass digitale, il «qr code» che puoi mostrare e far riconoscere in tutto il mondo. I più lo vogliono cartaceo, perché dà sicurezza.

E dove non arrivano le farmacie arrivano i medici di famiglia: la richiesta della carta verde batte quella delle aspirine e delle supposte. Di quelle spesso abbiamo la scorta in casa, il green pass è uno e come lui non c’è nessuno. E per di più a far impazzire anche i cittadini più tecnologici ci sono i buchi di sistema.

Esempio? Nella stessa famiglia lui fa la dose il lunedì e lei il martedì: ma il mitico sms arriva solo ad uno, all’altro niente. Aspetta, ipotizza disguidi, poi perde la testa e corre in farmacia. Basterebbe semplicemente consultare la propria cartella clinica elettronica ma le risposte in carne ed ossa piacciono di più. Poi c’è lo slalom di quanti hanno avuto il covid.

Come noto, in questi casi basta una dose: che in teoria è la prima ma in sostanza è la seconda o meglio ancora l’ultima. Ma i messaggi che arrivano sono disarmanti: «certificazione valida per una su due dosi». Come dire: il pass non è definitivo, per diventarlo ci vuole il richiamo. Peccato che il richiamo non sia previsto. Ieri le comunicazioni pare abbiano cominciato a rimettersi in linea. Ma il quadro è in continuo movimento.

Sempre ieri la Asl, per adeguarsi alle disposizioni nazionali, ha spostato la data dalla quale non è richiesto il richiamo: finora era fino a nove mesi dopo il tampone positivo, da ora in poi sarà entro i sei mesi. Saranno capaci i sistemi automatici a discernere quanti sono coperti perché nel nuovo range e quanti diventano «scoperti?» Un altro problema è l’eterologa: hai fatto AstraZeneca e la seconda con Pfizer per il cambiamento delle regole? Addio.

Entri nel sito del governo ed ecco «1/2 dose effettuata». Hai fatto due vaccini ma diversi e il sistema non li ricuce tra loro: sistema che non comunica tra la faccia regionale e quella nazionale. Nel cortocircuito ti rivolgi a chi puoi. C’è chi si fissa sul numero verde (8009124), chi tenta di rivolgersi al numero 1500, chi comincia a chiamare la Asl:e chi alla fine si unisce a quanti bussano alla porta dei farmacisti.

La certificazione per chi si è vaccinato nella prima fase doveva arrivare entro il 28 giugno: ma a decine chiamano anche noi per assicurare il contrario. Intanto ieri il portale ha riattivato la funzione per l’anticipo del richiamo, riservato ad AstraZeneca e dai 60 anni in su. E in tanti ci hanno provato e ci sono riusciti. Il nodo è quello delle ferie.

Perchè ti ritrovi con la certificazione di copertura «una dose su due»: se completi il ciclo a ridosso delle valigie l’sms definitivo ti arriva dopo diversi giorni. E tu viaggi con una certificazione ufficialmente scaduta. La Asl ti rilascia un foglio, e quello lo puoi esibire: ma tra poche ore la legge appenderà tutto al green pass. «Me lo stampa?»: e il tormentone riparte.