Il presidente di Sei Toscana Roberto Paolini

Arezzo, 13 giugno 2018 - Roberto Paolini si arrende: non ha mai avuto voce in capitolo nella gestione di Sei Toscana. E, come lui, non conta nemmeno il socio pubblico e i 105 Comuni fra Siena, Arezzo e Grosseto che pagano 150 milioni di euro l’anno, 3,5 miliardi in 20 anni, a una società privata per raccogliere e smaltire i rifiuti. Le dimissioni di Paolini da presidente di Sei Toscana, il gestore unico della Toscana Sud – ufficializzate ieri in consiglio di amministrazione – sono l’epilogo di una brutta storia, partita male e finita peggio.

In ballo c’è un servizio pubblico, appaltato con una gara finita sotto inchiesta per corruzione, a una società che doveva essere a maggioranza pubblica e che è invece privata. E nel frattempo affidata dal prefetto a tre commissari, su richiesta dell’Autorità nazionale anticorruzione. Alla vigilia dell’adozione del bilancio consuntivo 2017, il presidente, Roberto Paolini, si è dimesso. Senza dare alcuna spiegazione, «per riservatezza» dirà lo stesso dimissionario.

E il consiglio di amministrazione cosa fa? Adotta quel bilancio di fronte al quale il suo vertice si è fermato. «La società è pienamente operativa ed ha avviato la procedura per ricomporre gli organi sociali» fa sapere Sei Toscana. Un comunicato con i toni lapidari di un privato che non ha mai voluto ascoltare la parte pubblica. Gli amministratori, 7 consiglieri più l’ad Marco Mairaghi, hanno adottato un bilancio che è in perdita, come trapela dalla società. In rosso nonostante 150 milioni l’anno di entrate da 105 Comuni. Un bilancio che sarà portato all’approvazione dei soci il 29 giugno.

Sul quale i consiglieri non dicono nulla, trincerandosi dietro fantomatici obblighi statutari. Perché il socio pubblico è inerme? La spiegazione sta nel passaggio delle quote societarie, un tempo pubbliche, al socio privato. Così facendo il gestore del servizio pubblico è diventato proprio il privato: Sienambiente partecipata dai Comuni senesi ha il 24,50%, l’aretina Aisa il 6,8%, Coseca di Grosseto appena lo 0,04% e Csai di Terranuova Bracciolini (che in passato ha dimostrato di essere più vicina al privato che al pubblico) ha il 16,8%; poi c’è Sta spa, società privata e primo socio oggi, con il 26,8% di quote.

Sta spa esprime ben 5 dei sette membri del Cda, più l’ad Mairaghi. Considerando che Sta è una delle «scatole» di una holding che contiene anche Unieco e Castelnuovese, società in crisi, non parliamo certo di un privato in buona salute.

Paolini è presidente su un biglietto da visita e poco altro. L’ultimo scontro perso dall’ex vertice (indicato dal socio pubblico) è stato sul contenzioso fra Sei e Ato Toscana Sud. Il gestore ha fatto ricorso al Tar contro i Comuni, chiedendo 10 milioni di euro di corrispettivi (prezzo del servizio rifiuti) mancanti negli anni passati; mentre Ato, per conto dei Comuni, ne avrebbe concessi 4,8.

Una proposta che non è stata accettata dalla parte privata di Sei. Intenzionata a risolvere il contenzioso in tribunale, senza la conciliazione indicata dai suoi commissari. E qui è arrivato il passo indietro di Paolini: perché qualche milione di euro è anche la perdita di bilancio.