Mario Cioni
Mario Cioni

Arezzo, 21 marzo 2019 - Poteva andargli meglio, con l’assoluzione totale che avevano chiesto i suoi avvocati difensori, ma anche così per il santone di MontecchioMauro Cioni non finisce malaccio. L’ex sacerdote che aveva gettato la toga alle ortiche nei lontani anni ’80 esce dal processo d’appello con la pena quasi dimezzata: i 15 anni inflittigli dalla corte d’assise di Arezzo diventano infatti 8 e soprattutto cade l’accusa più pesante, quella della riduzione in schiavità dei suoi adepti, derubricata in semplici maltrattamenti che a distanza di anni sono prescritti da un pezzo.

Resta, è vero, la violenza sessuale, e quella gli costa comunque una pena che dovesse essere confermata in cassazione significherebbe la galera per il padre-padrone (ma si può ancora dire così?) di una comunità in cui le donne erano ridotte a oggetto del desiderio del capo. O forse, vista l’età ormai non più verde (ha superato i 70 anni da un pezzo) e le condizioni di salute precarie, il santone potrebbe cavarsela con la detenzione domiciliare. Ma questo è già il futuro.

Quello che conta è adesso il passato, quella che ha indotto la corte d’assise d’appello a condannare ancora, sia pure con un maxi-sconto. Di sicuro c’è che Cioni, secondo due sentenze, riceveva le fedeli nel suo studio a braghe calate e usava rituali sessuali sui quali è opportuno non scendere troppo nei particolari per tenerle soggiogate. Sono almeno cinque le donne che lo hanno denunciato, anche se alcuni degli episodi più lontani sono adesso caduti in prescrizione.

Predicava, il santone, che non bastava il battesimo della chiesa, che ne serviva un secondo praticato da lui. Alle adepte coinvolte nel sesso spiegava che lui e loro erano come San Francesco e Santa Chiara, facendo credere a ciascuna che era la sola e la prediletta. Poi, in una drammatica seduta di autocoscienza collettiva del settembre 2009, scatenata dalla scissione del santoncino Carlo Carli (già assolto in primo grado), in procinto di creare una sua comunità, venne alla luce che i rituali sessuali erano pratiche comuni.

Ma sarebbe rimasto tutto avvolto nel silenzio, come era successo per anni, se una delle scissioniste, un’ex professoressa, non avesse versato 40 mila euro a Carli e non si fosse poi fatta prendere dai dubbi, confidandosi coi figli, che andarono dritti alla polizia. Le indagini dellaMobile di Firenze scoperchiarono un autentico verminaio di singolari teorie, violenze, maltrattamenti.

Da lì il lungo iter che portò il Pm Angela Pietroiusti, della Dda fiorentina, a contestare la riduzione in schiavitù di fedeli non più in grado di prestare un libero consenso. La corte d’assise di Arezzo accolse in pieno questo scenario e stangò Cioni, in appello invece arriva un mezzo ribaltone. Ma per il santone che veniva dall’empolese è comunque una condanna che fa ancora male.