Antonio D'Urso
Antonio D'Urso

Arezzo, 9 gennaio 2019 - Si sbilancia come mai forse aveva fatto in passato. «Sulla mia successione non entro: ma certo ammetto che la scelta di una persona della mia squadra sarebbe un riconoscimento giusto al valore di chi mi affianca e ai risultati che abbiamo ottenuto». Enrico Desideri nel calendario del 2019 ha una data con il circoletto rosso: il 28 febbraio. In teoria a quel punto avrà acquisito il diritto alla pensione.

«E’ vero ma poi nel nostro ruolo certezze non ce ne sono, già in passato ci sono state proroghe». Ma anche spostando il circoletto è chiaro che i tempi di uscita sono stretti per il grande timoniere della sanità aretina, il cui nome sta per aggiungersi a quelli di tanti primari in pensione. E dopo? Lui fa outing a favore di Simona Dei, il direttore sanitario, e di Francesco Ghelardi, il direttore amministrativo.

Ma la roulette delle nomine sembra andare in un’altra direzione. Pare certa la nomina di un esterno: un «paracadutato», per dirla male, o un professionista esperto, per dirla bene. E il nome nettamente favorito è quello di Antonio D’Urso: 57 anni, medico e specializzato in anestesia e rianimazione, una lunga esperienza sul filone amministrativo che lo ha portato a Prato, Lucca, Roma e ora a Sassari.

Tutte le indicazioni sembrano convergere sul suo nome: un direttore dal carattere pacato, abituato ad affrontare tutte le emergenze e quindi anche a calarsi in una nuova realtà. E la continuità? Dovrebbe essere garantita proprio da Simona Dei, direttore sanitario anche a Siena, Pisa ed Empoli, nell’ufficio di presidenza del consiglio sanitario regionale. Magari anche da Ghelardi: il problema? Nessuno sulle qualità, semmai una tradizione che vuole spesso il nuovo direttore portare con sè un responsabile amministrativo di fiducia.

Nell’equipe al comando potrebbe restare Patrizia Castellucci, l’unica aretina e responsabile del sociale. Vedremo. Vede subito e va all’attacco il sindaco Alessandro Ghinelli, ormai più volte critico sulla sanità toscana. E non si fa pregare, affiancato dall’assessore Lucia Tanti. «Toscana bocciata sulle riforme politiche sanitarie e letteralmente cacciata dalla rosa delle Regioni virtuose: del resto non poteva che finire così, nel 2017 le ASL toscane hanno cumulato una perdita di oltre 195 milioni». Una sanità toscana, dice in sostanza, a picco. E della quale indica le responsabilità politiche.

«La discesa ha un nome ed un cognome: si chiama Pd, quel Pd che sulla sanità ha costruito un sistema di potere politico che ha mortificato professionisti e territori, polverizzato risorse, moltiplicato sconfitte». E nella quale Arezzo, dice, paga il prezzo più alto. «Nel piano triennale degli investimenti si fa riferimento a 17 interventi con costo oltre i 15 milioni di euro: 8 per Siena, 5 per Grosseto, 4 per noi».

Sfiora appena il caso Caldora. «Anche lui se ne va. Ci asteniamo da ogni considerazione, i fatti sulla sanità aretina e le fughe da essa parlano chiaro». Anche lui si sbilancia ma c’è abituato. Ed è pronto a ripartire con il prossimo «sindaco» del rione sanità. A